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Andrea Leone Tottola
Adelson e Salvini

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  • SECONDA VERSIONE
    • ATTO PRIMO
      • Scena sesta. Bonifacio
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Scena sesta. Bonifacio

 

Bonifacio entra dal lato opposto a quello dond
partito Geronio. È incontrato da un portalettere
che per fortuna gli domanda del suo nome
medesimo. Bonifacio risponde.

BONIFACIO
Bonifacio Beccheria
Qui presente... eccolo qua...
C'è una lettera? la dia...
(Il portalettere accenna che bisogna pagare).
Cosa dice? quanto sta?
Non la voglio...
Sei scellini? per forza? oh bella!
Se tu gridi,
(al portalettere che insiste)
perdi il fiato.
La scarsella è rovinata:
Ma fra un mese, se lo vuoi,
Pagherò; non dubitar.
(Il portalettere segna in un piccolo libro
il suo nome, e va via).
Meno male! Ed in Irlanda
Chi da Napoli mi manda
Le cervella a frastornar?
Mio cognato: e che vuole?
(Legge).
«Fuggi! fuggi! » .
Perché? Vediamo un po'?...
(Legge).
«Donna Popa vuol l'importo
Della tela non pagata».
Qui ci manca l'uomo morto
Se la tela è consumata.
(Legge).
«Don Orazio fa fracasso,
Pel denar della pigione».
Gli lasciai la casa a spasso
E che vuol l'animalone?
(Legge).
«Fa rumore il macellaio,
Grida e insiste il calzolaio,
La sensale tutti i pegni
Vuol far vendere all'incanto...
Fuggi, dico, ci son guai...
S'è saputo dove stai,
Ed io temo che a quest'ora
Qualche ufficio sia già fuora
Per poterti imprigionar!».
Ma che anime indiscrete,
Voglion sugo dalle pietre,
E non sanno che nel mondo,
Da che il debito c'è stato,
Il proverbio ha trionfato:
Che non paga chi non ha!
Che mi mettano in prigione;
Io non muovo più di qua.
Dunque m'han da imprigionar.
Ma vedremo chi si stanca,
Creditori iniqui e avari,
A cercarmi voi denari
Ed io mai di non pagar.
In Napoli il far debiti
Fu del medico mio l'ordinazione
Per potermi guarir l'indigestione:
E infatti, per sfuggire
A chi qua m'appostava e a chi di ,
Ero in continuo moto, in verità!
Oh! Bonifacio! Bonifacio!... Un tempo
Mercante di salame
Ben noto alla dogana!
Passeggiate in carrozza, in barchetta,
Pranzi qua, cene ; ora la madre,
Ora il fratello della bella amata
Non mancava di darmi una  stoccata!...
Ed io bestia, spendevo e rispendevo,
Forse che folle o pazzo io mi credeva?
Or ti sta ben se tu fuggendo vai
E per maggior dolore
Da padrone divenni servitore!
Ma or che torna Milord
Saprò ben io narrargli il caso mio;
Ei ch'è pietoso, forse
D'imbroglio mi trarrà.
O vo' in Siberia, ov'è il gelo,
Bravo guerrier che contro i creditori
Mi servirà di muro,
Ed io viver potrò lieto e sicuro.
Ma il pittore qui vien. Egli da Roma
Qua mi trasse con sé onde aver seco
Un fedele italiano;
Milord, che l'ama, è quegli che mi paga
Com'io fossi suo servo e intanto io devo
Perder la testa e il senno
Con chi si pasce d'aria,
Stravolto, innamorato!...
Veh, che occhi!... non sembra spiritato?...




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