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VALDEBURGO
Trista e pensosa, mentre a te d'intorno
Tutto sorride, abbandonar sì tosto.
Isoletta, puoi tu la nobil festa,
Che delle nozze tue precede il giorno?
ISOLETTA
Col cuor trafitto dalla festa io torno.
Sì, Valdeburgo, a te d'Arturo amico,
A te pietoso cor tutte io confido
Le segrete mie pene.
Gioia da questo Imene
Più sperar non poss'io... Cambiato è Arturo,
Crudelmente cambiato... Un altro oggetto
Su quell'anima ardente arbitro impera.
VALDEBURGO
Altro oggetto! e il sai tu?
ISOLETTA
Sì: la Straniera.
VALDEBURGO
Che dici? ignota donna,
Raminga, errante, e da ciascun fuggita,
Preporre a te, spirto gentile e raggio
D'innocenza e beltà? Deh! non pensarlo,
Vano sospetto ei fia.
ISOLETTA
Fatto, ahi! fatto è certezza all'alma mia.
(Dopo aver guardato intorno, prende -
Dopo con precauzione, e gli dice).
Io la vidi.
VALDEBURGO
Tu! che ascolto?
Dove? quando?
ISOLETTA
Ier, sul lago.
VALDEBURGO
E ti parve?
ISOLETTA
Agli atti, al volto
Non mortal, divina imago...
Ma il suo schifo a me d'innante
Via sparì com'ombra errante,
E ne usciva un suon dolente,
Qual sospir d'un cor morente;
E di Arturo al nome unita
Questa voce di dolor:
Ogni speme è a te rapita,
Che riponi nell'amor.
VALDEBURGO
Qual mistero!
ISOLETTA
Il più funesto...
Io ne tremo.
VALDEBURGO
E Arturo intanto?...
ISOLETTA
Più nol veggo.
VALDEBURGO
Oh! come presto
Per te sorse il dì del pianto!
Giovin rosa, il vergin seno
Schiudi appena al ciel sereno,
E già langui scolorita,
Gioco al vento struggitor?
Ah! l'aurora della vita!
Ma fa core: è forse Arturo
Meno reo, che tu non credi.
ISOLETTA
Mi abbandona lo spergiuro;
E in che istante, oh Dio! tel vedi.
VALDEBURGO
Spera ah! spera...
ISOLETTA
Ognor presenti
Al pensier ho quegli accenti...
Ogni speme è a te rapita
Che riponi nell'amor.
VALDEBURGO
Ah! l'aurora della vita
È l'aurora del dolor!