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AGNESE
(Oh! come
Lo ridusse infelice il furor mio!).
OROMBELLO
A quai nuovi martir tratto son io!
GIUDICE
Ti rinfranca: a noi t'appressa.
Parla: e il ver conferma a lei.
(Orombello appoggiato sulle guardie
s'innoltra lentamente).
BEATRICE
Orombello!
OROMBELLO
(Oh! voce! è dessa...
E morire io non potei!).
BEATRICE
Orombello!! – Oh sciagurato!
Dal mentir che hai tu sperato?
Viver forse? ah! dove io moro
Vita speri da costoro?
Tu morrai con me morrai,
Ma qual reo, qual traditor.
OROMBELLO
Cessa, cessa. - Ah tu non sai...
Di me stesso io son l'orror.
Io soffrii... soffrii tortura
Cui pensiero non comprende...
Non poté la fral natura
Sopportar le pene orrende...
La mia mente vaneggiava...
Il dolor, non io, parlava...
Ma qui, teco, al mondo in faccia,
Or che morte ne minaccia,
Innocente io ti proclamo,
Grido perfidi costor.
BEATRICE
Grazie, o cielo!
AGNESE
(Oh! mio rimorso!).
ANICHINO
(L'odi o Duca?).
FILIPPO
(L'odo e fremo).
GIUDICE
Troppo omai tu sei trascorso:
Bada e trema.
OROMBELLO
Io più non tremo.
Sol ch'io mora perdonato
Da quest'angelo d'amor!
FILIPPO e GIUDICE
V'han supplizii, o forsennato,
A strapparti il vero ancor.
(Orombello si strascina verso Beatrice:
essa gli va incontro e lo regge).
BEATRICE
Al tuo fallo ammenda festi
Generosa, inaspettata.
Il coraggio mi rendesti,
Moro pura ed onorata...
Ti perdoni il ciel clemente,
Col mio labbro, col mio cor.
OROMBELLO
Non morrai: né ciel, né terra
Soffrirà sì nero eccesso.
A me stanco in tanta guerra,
A me sia morir concesso.
Mi offrirò col tuo perdono
Lieto innanzi al mio signor.
FILIPPO e GIUDICI
(In quegli atti, in quegli accenti
V'ha poter ch'io dir non posso,
Cederesti ai lor lamenti,
Ne saresti o cor commosso?
No: sottentri a vil pietade
Inflessibile rigor).
AGNESE e DAMIGELLE
(Ah! sul cor, sul cor mi cade
Quel compianto e quel dolor).
FILIPPO
Poi che il reo smentì se stesso,
Fia sospesa la sentenza?
ANICHINO
Sciorgli entrambi è mio pensiero:
Fia giustizia la clemenza.
FILIPPO
Sciorgli?
AGNESE
Oh! gioja!
GIUDICI
No: non puoi,
Vuol la legge i dritti suoi.
Nuovo esame infra i tormenti
Denno in pria subir costor.
AGNESE, ANICHINO e DAMIGELLE
(Ella pure!).
BEATRICE
(O iniqui!).
OROMBELLO
Oh! mostri!
Chi porrà su lei le mani?
Tuoni pria sui capi vostri,
Tuoni il cielo...
GIUDICI
Si allontani.
BEATRICE
(ai Giudici)
Deh! un istante...
(a Filippo)
Un solo accento
Non temer di udir lamento...
Sol t'avverto... Il ciel ti vede...
O Filippo! hai tempo ancor.
FILIPPO
Va: pei rei non v'è mercede...
Ti abbandono al suo rigor.
BEATRICE
(si volge ad Orombello e a lui si avvicina)
Vieni, amico... insiem soffriamo:
A soffrir per poco abbiamo.
Il destin per breve pena
Ci riserba eterno onor.
OROMBELLO
Teco io sono.
AGNESE
(Io reggo appena).
ANICHINO
(Oh! pietà! si spezza il cor).
TUTTI
FILIPPO e GIUDICI
Ite entrambi, e poi che il vero
Il rimorso non vi detta,
Il supplizio che vi aspetta.
Vi costringa, e strappi il vel.
AGNESE e ANICHINO
(Chi mi cela al mondo intero?).
(O misfatto! ho in core un gel!).
BEATRICE
Ah! se in terra a tai tiranni
È virtude abbandonata,
D'una vita sventurata
È la morte men crudel.
OROMBELLO e BEATRICE
Di costanza armiamo il core:
Qui supplizii, onore in ciel.
(Orombello e Beatrice partono fra le guardie
da' lati opposti. Il consiglio si scioglie).
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