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TESTO1
CON SEMPRE NUOVA FRESCHEZZA di letizia e di pietà, diletti figli
dell'universo intero, ogni anno al ricorrere del Santo Natale, risuona dal
presepe di Betlemme all'orecchio dei cristiani, ripercuotendosi dolcemente nei
loro cuori, il messaggio di Gesù, Luce in mezzo alle
tenebre; un messaggio che illumina con lo splendore di celestiali verità un
mondo oscurato da tragici errori, infonde una gioia esuberante e fiduciosa ad
un'umanità, angosciata da profonda e amara tristezza, proclama la libertà ai
figli d'Adamo, costretti nelle catene del peccato e della colpa, promette
misericordia, amore, pace alle schiere infinite dei sofferenti e tribolati, che
vedono scomparsa la loro felicità e spezzate le loro energie nella bufera di
lotta e di odio dei nostri giorni burrascosi.
E i sacri bronzi, annunziatori
di tale messaggio in tutti i continenti, non pur ricordano il dono divino,
fatto all'umanità, negli inizi dell'età cristiana; ma annunziano e proclamano
anche una consolante realtà presente, realtà come eternamente giovane, così
sempre viva e vivificante; realtà della «luce vera, la quale illumina ogni
uomo, che viene in questo mondo» e non conosce tramonto. L'Eterno Verbo,
via, verità e vita, nascendo nello squallore di una grotta e nobilitando in tal
modo e santificando la povertà, così dava inizio alla sua missione di dottrina,
di salute e di redenzione del genere umano, e diceva e consacrava una parola,
che è ancor oggi la parola di vita eterna, valevole a
risolvere i quesiti più tormentosi, insoluti e insolubili da chi vi porti
vedute e mezzi effimeri e puramente umani; quesiti i quali si affacciano
sanguinanti, esigendo imperiosamente una risposta, al pensiero e al sentimento
di una umanità amareggiata ed esacerbata.
Il motto «Misereor super turbam»
è per Noi una consegna sacra, inviolabile, valida e impellente in tutti i tempi
e in tutte le situazioni umane, com'era la divisa di Gesù;
e la Chiesa rinnegherebbe se stessa, cessando di essere madre,
se si rendesse sorda al grido angoscioso e filiale, che tutte le classi
dell'umanità fanno arrivare al suo orecchio. Essa non intende
di prender partito per l'una o l'altra delle forme particolari e concrete, con
le quali singoli popoli e Stati tendono a risolvere i problemi giganteschi
dell'assetto interno e della collaborazione internazionale, quando esse
rispettano la legge divina; ma d'altra parte, «colonna e base della verità»
(1Tm 3,15) e custode, per volontà di Dio e per missione di Cristo, dell'ordine
naturale e soprannaturale, la Chiesa non può rinunziare a proclamare davanti ai
suoi figli e davanti all'universo intero le inconcusse fondamentali norme,
preservandole da ogni travolgimento, caligine, inquinamento, falsa
interpretazione ed errore; tanto più che dalla loro osservanza, e non
semplicemente dallo sforzo di una volontà nobile e ardimentosa, dipende la
fermezza finale di qualsiasi nuovo ordine nazionale e internazionale, invocato
con cocente anelito da tutti i popoli. Popoli, di cui conosciamo le doti
di valore e di sacrificio, ma anche le angustie e i dolori, e ai quali tutti,
senza alcuna eccezione, in quest'ora
d'indicibili prove e contrasti, Ci sentiamo legati da profondo e imparziale e
imperturbabile amore e da immensa brama di portare loro ogni sollievo e
soccorso che in qualsiasi modo sia in Nostro potere.
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