L'ordine, base della vita consociata di uomini, di
esseri cioè, intellettuali e morali, che tendono ad attuare uno scopo
consentaneo alla loro natura, non è una mera estrinseca connessione di parti
numericamente diverse; è piuttosto, e ha da essere, tendenza e attuazione
sempre più perfetta di una unità interiore, ciò che non esclude le differenze,
realmente fondate, e sanzionate dalla volontà del Creatore o da norme
soprannaturali.
Una chiara intelligenza dei fondamenti genuini di ogni
vita sociale ha un'importanza capitale oggi più che mai, mentre l'umanità,
intossicata dalla virulenza di errori e traviamenti sociali, tormentata dalla
febbre della discordia di desideri, dottrine e intenti, si dibatte
angosciosamente nel disordine, da essa stessa creato, e risente gli effetti
della forza distruttrice di idee sociali erronee, le quali dimenticano le norme
di Dio o sono ad esse contrarie. E poiché il disordine non può essere superato
se non con un ordine, che non sia meramente forzato e fittizio (non altrimenti
che l'oscurità coi suoi deprimenti e paurosi effetti
non può essere bandita se non dalla luce, e non da fuochi fatui); la salvezza,
il rinnovamento e un progressivo miglioramento non può aspettarsi e originarsi
se non da un ritorno di larghi e influenti ceti alla retta concezione sociale;
un ritorno che richiede una straordinaria grazia di Dio e una volontà
incrollabile, pronta e presta al sacrificio, degli animi buoni e lungimiranti.
Da questi ceti più influenti e più aperti per penetrare e ponderare la bellezza
attraente delle giuste norme sociali, passerà e
entrerà poi nelle moltitudini la convinzione della origine vera, divina e
spirituale, della vita sociale, spianando in tal modo la via al risveglio,
all'incremento e al consolidamento di quelle concezioni morali, senza cui anche
le più orgogliose attuazioni rappresenteranno una Babele, i cui abitanti, se
pure hanno mura comuni, parlano lingue diverse e contrastanti.
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