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Origine e scopo essenziale della vita sociale vuol
essere la conservazione, lo sviluppo e il perfezionamento della persona umana,
aiutandola ad attuare rettamente le norme e i valori della religione e della
cultura, segnati dal Creatore a ciascun uomo e a tutta l'umanità, sia nel suo
insieme, sia nelle sue naturali ramificazioni.
Una dottrina o costruzione sociale, che rinneghi tale interna, essenziale
connessione con Dio di tutto ciò che riguarda l'uomo, o ne prescinda, segue
falso cammino; e mentre costruisce con una mano, prepara con l'altra i mezzi,
che presto o tardi insidieranno e distruggeranno l'opera. E quando,
misconoscendo il rispetto dovuto alla persona e alla vita a lei propria, non le
conceda alcun posto nei suoi ordinamenti,
nell'attività legislativa ed esecutiva, lungi dal servire la società, la
danneggia; lungi dal promuovere e animare il pensiero sociale e attuarne le
aspettative e le speranze, le toglie ogni valore intrinseco, servendosene come
di frase utilitaria, la quale incontra in ceti sempre più numerosi risoluta e
franca ripulsa.
Se la vita sociale importa unità interiore, non
esclude però le differenze, cui suffragano la realtà e la natura. Ma quando si tiene fermo al supremo regolatore di tutto ciò che
riguarda l'uomo, Dio, le somiglianze non meno che le differenze degli uomini
trovano il posto conveniente nell'ordine assoluto dell'essere, dei valori, e
quindi anche della moralità. Scosso invece tale fondamento, si apre tra
i vari campi della cultura una pericolosa discontinuità, appare una incertezza e labilità di contorni, di limiti e di
valori, talché solo meri fattori esterni, e spesso ciechi istinti, vengono poi
a determinare, secondo la dominante tendenza del giorno, a chi spetti il
predominio dell'uno o dell'altro indirizzo.
Alla dannosa economia dei passati decenni, durante i quali ogni vita civile venne subordinata allo stimolo del guadagno, succede ora una
non meno dannosa concezione, la quale, mentre guarda tutto e tutti sotto
l'aspetto politico, esclude ogni considerazione etica e religiosa. Travisamento e traviamento fatali, pregni di conseguenze
imprevedibili per la vita sociale, la quale mai non è più vicina alla perdita
delle sue più nobili prerogative di quando s'illude di poter rinnegare o dimenticare
impunemente l'eterna fonte della sua dignità: Dio.
La ragione, illuminata dalla fede, assegna alle singole persone e
particolari società nell'organizzazione sociale un posto fisso e nobile; e sa,
per parlare solo del più importante, che tutta l'attività dello Stato, politica
ed economica serve per l'attuazione duratura del bene comune; cioè, di quelle esterne condizioni, le quali sono necessarie
all'insieme dei cittadini per lo sviluppo delle loro qualità e dei loro uffici,
della loro vita materiale, intellettuale e religiosa, in quanto, da un lato, le
forze e le energie della famiglia e di altri organismi, a cui spetta una
naturale precedenza, non bastano, e, dall'altro, la volontà salvifica di Dio
non abbia determinata nella Chiesa un'altra universale società a servizio della
persona umana e dell'attuazione dei suoi fini religiosi.
In una concezione sociale, pervasa e sanzionata dal pensiero religioso,
l'operosità dell'economia e di tutti gli altri campi della cultura rappresenta una universale nobilissima fucina
di attività, ricchissima nella sua varietà, coerente nella sua armonia, dove
l'uguaglianza intellettuale e la differenza funzionale degli uomini conseguono
il loro diritto ed hanno adeguata espressione; in caso diverso si deprime il
lavoro e si abbassa l'operaio.
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