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Chi pondera al lume della ragione e della fede i fondamenti e gli scopi
della vita sociale, che noi abbiamo tracciati in brevi
linee, e li contempla nella loro purezza ed altezza morale e nei loro benefici
frutti in tutti i campi, non può non avere la convinzione dei potenti principi
di ordine e di pacificazione, che energie rivolte a grandi ideali e risolute ad
affrontare gli ostacoli potrebbero regalare, o diciamo meglio, restituire ad un
mondo, interiormente scardinato, quando avessero abbattute le barriere
intellettive e giuridiche, create da pregiudizi, errori, indifferenza, e da un
lungo processo di secolarizzazione del pensiero, del sentimento, dell'azione,
che venne a staccare e sottrarre la città terrena dalla luce e dalla forza
della città di Dio.
Oggi più che mai scocca l'ora di riparare; di scuotere la coscienza del
mondo dal grave torpore, in cui i tossici di false idee, largamente diffuse,
l'hanno fatto cadere; tanto più che, in questa ora di sfacelo materiale e
morale, la conoscenza della fragilità e della inconsistenza
di ogni ordinamento puramente umano è sul disingannare anche coloro, che, in
giorni apparentemente felici, non sentivano in sé e nella società la mancanza
di contatto coll'eterno, e non la consideravano come
un difetto essenziale delle loro costruzioni.
Ciò che chiaro appariva al cristiano, che, profondamente credente, soffriva
dell'ignoranza altrui, chiarissimo ci presenta il fragore della spaventosa
catastrofe dell'odierno sconvolgimento, che riveste la terribile solennità di
un giudizio universale, persino agli orecchi dei tiepidi, degl'indifferenti,
degl'inconsiderati: una verità, cioè, antica, che si manifesta tragicamente in
forme sempre nuove, e tuona di secolo in secolo, di gente in gente, per bocca del
Profeta: «Omnes qui Te derelinquunt, confundentur: recedentes a Te in terra scribentur:
quoniam dereliquerunt venam aquarum viventium,
Dominum» (Ier 17,13).
Non lamento, ma azione è il precetto dell'ora; non lamento su ciò che è o
che fu, ma ricostruzione di ciò che sorgerà e deve sorgere a bene della
società. Pervasi da un entusiasmo di crociati, ai migliori e più eletti membri
della cristianità spetta riunirsi nello spirito di
verità, di giustizia e di amore al grido: Dio lo vuole! pronti
a servire, a sacrificarsi, come gli antichi Crociati. Se allora trattavasi della liberazione della terra santificata dalla
vita del Verbo di Dio incarnato, si tratta oggi, se possiamo così esprimerci,
del nuovo tragitto, superando il mare degli errori del giorno e del tempo, per
liberare la terra santa spirituale, destinata a essere
il sostrato e il fondamento di norme e leggi immutabili per costruzioni sociali
di interna solida consistenza.
Per sì alto fine, dal presepe del Principe della pace, fiduciosi che la sua grazia
si diffonda in tutti i cuori, Noi Ci rivolgiamo a voi,
diletti figli, che riconoscete e adorate in Cristo il vostro Salvatore, a tutti
quelli che sono con noi uniti almeno col vincolo spirituale della fede in Dio,
a tutti infine, quanti anelano a liberarsi dai dubbi e dagli errori, bramosi di
luce e guida; e vi esortiamo con scongiurante paterna insistenza non solo a
comprendere intimamente l'angosciosa serietà di quest'ora,
ma anche a meditare le sue possibili aurore benefiche e soprannaturali, e a unirvi
e operare insieme per il rinnovamento della società in spirito e verità.
Scopo essenziale di questa Crociata necessaria e santa è che la stella della
pace, la stella di Betlemme, spunti di nuovo su tutta l'umanità nel suo
rutilante fulgore, nel suo pacificante conforto, qual promessa e augurio di un
avvenire migliore più fecondo e più felice.
Vero è che il cammino dalla notte a un luminoso
mattino sarà lungo; ma decisivi sono i primi passi sul sentiero, che porta
sopra le prime cinque pietre miliari scolpite con bronzeo scalpello le seguenti
massime:
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