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3) Chi vuole che la stella della pace spunti e resti sulla società, dia al lavoro
il posto da Dio assegnatogli fin dal principio. Come mezzo indispensabile al
dominio del mondo, voluto da Dio per la sua gloria, ogni lavoro possiede una
dignità inalienabile, e in pari tempo un intimo legame col perfezionamento
della persona; nobile dignità e prerogativa del lavoro, cui in verun modo non avviliscono la fatica e il peso, che sono da sopportarsi come effetto del peccato originale, in
ubbidienza e sommissione alla volontà di Dio.
Chi conosce le grande Encicliche dei Nostri
Predecessori e i Nostri precedenti Messaggi non ignora che la Chiesa non esita
a dedurre le conseguenze pratiche, derivanti dalla nobiltà morale del lavoro, e
ad appoggiarle con tutto il nome della sua autorità. Queste esigenze
comprendono, oltre ad un salario giusto, sufficiente alle necessità
dell'operaio e della famiglia, la conservazione ed il perfezionamento di un
ordine sociale, che renda possibile una sicura, se pur
modesta proprietà privata a tutti i ceti del popolo, favorisca una formazione
superiore per i figli delle classi operaie particolarmente dotati di
intelligenza e di buon volere, promuova la cura e l'attività pratica dello
spirito sociale nel vicinato, nel paese, nella provincia, nel popolo e nella
nazione, che, mitigando i contrasti di interessi e di classe, toglie agli
operai il sentimento della segregazione con l'esperienza confortante di una
solidarietà genuinamente umana e cristianamente
fraterna.
Il progresso e il grado delle riforme sociali improrogabili dipende dalla potenza economica delle singole nazioni. Solo
con uno scambio di forze, intelligente e generoso, tra forti e deboli sarà
possibile a compiersi una pacificazione universale in maniera che non restino focolai di incendio e di infezione, da cui
potrebbero originarsi nuove sciagure.
Segni evidenti inducono a pensare, che nel fermento di tutti i pregiudizi e
i sentimenti di odio, inevitabili ma tristi parti di
questa acuta psicosi bellica, non sia spenta nei popoli la coscienza della loro
intima reciproca dipendenza nel bene e nel male, che anzi sia divenuta più viva
e attiva. Non è forse vero che sempre più chiaramente pensatori profondi
vedono, nella rinunzia all'egoismo e all'isolamento nazionale, la via di
salvezza generale, pronti come sono a domandare ai loro popoli una parte gravosa
di sacrifici, necessari per la pacificazione sociale in altri popoli? Possa
questo Nostro Messaggio natalizio, diretto a tutti coloro
che sono animati da buona volontà e cuore generoso, incoraggiare e aumentare le
schiere della Crociata sociale presso tutte le Nazioni! E
voglia Dio concedere alla loro pacifica bandiera la vittoria, di cui è degna la
loro nobile intrapresa!
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