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Diletti figli! Voglia Dio che, mentre la Nostra voce arriva al vostro
orecchio, il vostro cuore sia profondamente scosso e
commosso dalla serietà profonda, dall'ardente sollecitudine, dalla scongiurante
insistenza, con cui Noi vi inculchiamo questi pensieri, che vogliono essere un
appello alla coscienza universale e un grido di raccolta per tutti quelli che
sono pronti a ponderare e misurare la grandezza della loro missione e
responsabilità dalla vastità della sciagura universale.
Gran parte della umanità, e, non rifuggiamo
dall'affermarlo, anche non pochi di coloro che si chiamano cristiani, entrano
in certa guisa nella responsabilità collettiva dello sviluppo erroneo, dei
danni e della mancanza di altezza morale della società odierna.
Questa guerra mondiale, e tutto ciò che le si connette,
si tratti dei precedenti remoti o prossimi, o dei suoi procedimenti ed effetti
materiali, giuridici e morali, che altro rappresenta se non lo sfacelo, inaspettato
forse agl'inconsiderati, ma intuito e deprecato da coloro i quali penetravano a
fondo col loro sguardo in un ordine sociale, che dietro l'ingannevole volto o
la maschera di formole convenzionali nascondeva la
sua debolezza fatale e il suo sfrenato istinto di guadagno e di potere?
Ciò che in tempi di pace giaceva compresso, al rompere della guerra scoppiò
in una trista serie di azioni, contrastanti con lo
spirito umano e cristiano. Le convenzioni internazionali per rendere meno
disumana la guerra, limitandola ai combattenti, per regolare le norme
dell'occupazione e della prigionia dei vinti, rimasero
lettera morta in vari luoghi; e chi mai vede la fine di questo
progressivo peggioramento?
Vogliono forse i popoli assistere inerti a così disastroso progresso? o non debbono piuttosto, sulle rovine di un ordinamento
sociale, che ha dato prova così tragica della sua inettitudine al bene del
popolo, riunirsi i cuori di tutti i magnanimi e gli onesti nel voto solenne di
non darsi riposo, finché in tutti i popoli e le nazioni della terra divenga
legione la schiera di coloro, che, decisi a ricondurre la società
all'incrollabile centro di gravitazione della legge divina, anelano al servizio
della persona e della sua comunanza nobilitata in Dio?
Questo voto l'umanità lo deve agl'innumerevoli morti, che giacciono sepolti
nei campi di guerra: il sacrificio della loro vita nel compimento del loro
dovere è l'olocausto per un nuovo migliore ordine sociale.
Questo voto l'umanità lo deve all'infinita dolente schiera di madri, di
vedove e di orfani, che si son
veduti strappare la luce, il conforto e il sostegno della loro vita.
Questo voto l'umanità lo deve a quegl'innumerevoli
esuli che l'uragano della guerra ha spiantati dalla loro patria e dispersi in
terra straniera; i quali potrebbero far lamento col Profeta: «Hereditas nostra versa est ad alienos,
domus nostrae ad extraneos» (Ier, Lam. 5,2).
Questo voto l'umanità lo deve alle centinaia di migliaia
di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di
nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo
deperimento.
Questo voto l'umanità lo deve alle molte migliaia di non combattenti, donne,
bambini, infermi e vecchi, a cui la guerra aerea, - i cui orrori Noi già fin
dall'inizio più volte denunziammo, - senza discernimento o con insufficiente
esame, ha tolto vita, beni, salute, case, luoghi di carità e di
preghiera.
Questo voto l'umanità lo deve alla fiumana di lagrime e amarezze, al cumulo
di dolori e tormenti, che procedono dalla rovina micidiale dell'immane
conflitto e scongiurano il cielo, invocando la discesa
dello Spirito, che liberi il mondo dal dilagare della violenza e del terrore.
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