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E dove potreste voi deporre con più tranquilla
sicurezza e fiducia e con fede più efficace questo voto per il rinnovamento
della società, se non ai piedi del «desideratus cunctis gentibus», che giace
davanti a noi nel presepio in tutto l'incanto della sua dolce umanità di
Pargolo, ma anche nell'attrattiva commovente della sua incipiente missione
redentrice? In qual luogo potrebbe questa nobile e santa crociata per la
purificazione ed il rinnovamento della società avere consacrazione più
espressiva e trovare stimolo più efficace che a Betlemme, dove nell'adorabile
mistero dell'incarnazione apparve il nuovo Adamo alle cui fonti di verità e di
grazia conviene in ogni modo che l'umanità attinga l'acqua salutare, se non
vuole perire nel deserto di questa vita? «De plenitudine eius
nos omnes accepimus» (Io 1,16). La sua pienezza di verità e di
grazia, come da venti secoli, si riversa anche oggi sull'orbe con forza non
diminuita; più potente delle tenebre è la sua luce, il raggio del suo amore più
valido dell'agghiacciante egoismo, che rattiene tanti uomini dal crescere ed
eccellere nel loro essere migliore. Voi, volontari crociati di una nuova nobile
società, alzate il nuovo labaro della rigenerazione morale e cristiana,
dichiarate lotta alle tenebre della defezione da Dio, alla freddezza della
discordia fraterna; lotta in nome d'una umanità
gravemente inferma e da sanare in nome della coscienza cristianamente
elevata.
La Nostra benedizione e il Nostro paterno augurio e incoraggiamento sia
colla vostra generosa intrapresa, e perduri con tutti coloro
che non rifuggono dai duri sacrifici, armi più che il ferro potenti a
combattere il male, di cui soffre la società. Sulla vostra crociata per un
ideale sociale, umano e cristiano, splenda consolatrice ed incitatrice la stella
che brilla sulla grotta di Betlemme, astro augurale e perenne dell'era
cristiana. Alla sua vista attinse, attinge e attingerà
forza ogni cuore fedele: «Si consistant
adversus me castra ... in hoc ego sperabo»
(Ps 26,3). Dove questa stella risplende, è Cristo:
«Ipso ducente, non errabimus;
per ipsum ad ipsum eamus, ut cum nato hodie puero in perpetuum gaudeamus».4
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