4 Per vero, diletti figli,
se il nostro occhio non mirasse più su della materia e della carne, appena è
che troverebbe qualche ragione di conforto. Diffondono, sì, le campane il lieto messaggio del Natale, si illuminano chiese
e oratori, le armonie religiose rallegrano gli spiriti, tutto è festa e
ornamento nei sacri templi; ma la umanità non cessa dal dilaniarsi in una
guerra sterminatrice. Nei sacri riti echeggia sulle labbra della Chiesa la
mirabile antifona: «Rex pacificus
magnificatus est, cuius vultum desiderat universa terra»;2 ma essa
risuona in stridente contrasto con avvenimenti, che rombano per piani e per
monti con fracasso pieno di spavento, devastano terre e case per estese
regioni, e gettano milioni di uomini e le loro famiglie nell'infelicità, nella
miseria e nella morte. Certo, ammirevoli sono i molteplici spettacoli di indomato valore nella difesa del diritto e del suolo natìo; di serenità nel dolore; di anime che vivono come
fiamme di olocausto per il trionfo della verità e della giustizia. Ma pure con
angoscia che Ci preme l'animo pensiamo e, come sognando, guardiamo ai terribili
scontri di armi e di sangue di quest'anno
che volge al tramonto; alla infelice sorte dei feriti e dei prigionieri; alle
sofferenze corporali e spirituali, alle stragi, alle distruzioni e rovine che
la guerra aerea porta e rovescia su grandi e popolose città, su centri e vasti
territori industriali, alle dilapidate ricchezze degli Stati, ai milioni di
gente, che l'immane conflitto e la dura violenza vengono gettando nella miseria
e nell'inedia.
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