31 In tale attesa e con questa anelante preghiera sulle labbra,
mandiamo il Nostro saluto e la benedizione Nostra a tutti i Nostri figli
dell'universo intero. Scenda la Nostra benedizione più larga su quelli -
sacerdoti, religiosi e laici - che soffrono pene e angustie per la loro fede:
scenda anche su quelli che, pur non appartenendo al corpo visibile della Chiesa
cattolica, sono a Noi vicini per la fede in Dio e in Gesù Cristo, e con Noi concordano sopra l'ordinamento e gli
scopi fondamentali della pace; scenda con particolare palpito d'affezione su
quanti gemono nella tristezza, nella dura ambascia dei travagli di quest'ora. Sia scudo a quanti militano sotto le armi;
farmaco ai malati e ai feriti; conforto ai prigionieri, agli espulsi dalla
terra natìa, ai lontani dal domestico focolare, ai
deportati in terre straniere, ai milioni di miseri che lottano a ogni ora contro gli spaventosi morsi della fame. Sia
balsamo a ogni dolore e sventura; sia sostegno e
consolazione a tutti i miseri e bisognosi i quali aspettano una parola amica,
che versi nei loro cuori forza, coraggio, dolcezza di compassione e di aiuto
fraterno. Riposi infine la Nostra benedizione su quelle anime e quelle mani
pietose, che con inesauribile generoso sacrificio Ci hanno dato di che potere,
sopra le strettezze dei Nostri mezzi, asciugare le lacrime, lenire la povertà
di molti, specialmente dei più poveri e derelitti tra le vittime della guerra,
facendo in tal modo sperimentare come la bontà e benignità di Dio, la cui somma
e ineffabile rivelazione è il Bambino del presepe che
della sua povertà volle farci ricchi, mai non cessano, per volger di tempi e
sciagure, di esser vive e operanti nella Chiesa.
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