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Pio XII
Ad apostolorum principis

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    • 1 - La persecuzione - Due precedente lettere
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1 - La persecuzione - Due precedente lettere

 

1. Ma pochi anni dopo, purtroppo, oscuri nembi si addensarono nel cielo, e per queste comunità cristiane, alcune delle quali già di antica evangelizzazione, ebbero inizio giorni funesti e dolorosi. Vedemmo i missionari, tra i quali era un gran numero di zelanti arcivescovi e vescovi, e lo stesso Nostro rappresentante, costretti ad abbandonare il suolo della Cina; e il carcere o privazioni o sofferenze d'ogni genere riservate a vescovi, a sacerdoti, a religiosi e a religiose e a molti fedeli.

2. Allora fummo costretti a levare la voce accorata per esprimere il Nostro dolore per l'ingiusta persecuzione, e, con la lettera enciclica Cupimus imprimis4  del 18 gennaio 1952, avemmo cura di ricordare, per amore della verità e nella consapevolezza del Nostro dovere, che la chiesa cattolica non può considerarsi estranea, e tanto meno ostile, ad alcun popolo della terra; che essa, nella sua materna sollecitudine, abbraccia in un solo amplesso tutti i popoli; e non cerca potere o influenza terreni, ma, con tutte le sue forze, dirige gli animi di tutti al conseguimento del cielo. Soggiungevamo che i missionari non curano gli interessi di un particolare paese, ma, venendo da ogni parte del mondo e uniti come sono da un unico divino amore, hanno di mira solo la diffusione del regno di Dio; la loro opera, quindi, lungi dall'essere superflua o nociva, è benefica e necessaria per aiutare lo zelante clero cinese nell'apostolato cristiano.

3. Nella successiva enciclica Ad Sinarum gentem5 del 7 ottobre 1954, di fronte a nuove accuse rivolte contro gli stessi cattolici cinesi, proclamavamo che il cristiano non è, né può essere, secondo a nessuno nel vero amore e nella vera fedeltà alla sua patria terrena. E poiché si era diffusa nel vostro paese l'ingannevole dottrina detta delle «tre autonomie», Noi in virtù del Nostro universale magistero, ammonimmo che essa, sia nel significato teorico, sia nelle applicazioni pratiche, che i suoi fautori sostenevano, era inaccettabile per i cattolici, in quanto mirava alla separazione dall'unità della chiesa

 




4 AAS 44(1952), p. 153ss.; EE 6/1977ss.



5 AAS 47(1955), p. 5ss; EE 6/1098.






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