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1. Poiché, come dicevamo,
è nel nome del patriottismo che tali misfatti si compiono, è Nostro dovere qui
ricordare a tutti, ancora una volta, che è proprio la
dottrina della chiesa che esorta e spinge i cattolici a nutrire un sincero e
profondo amore verso la loro patria terrena, a prestare l'ossequio dovuto,
salvo il diritto divino naturale e positivo, alle pubbliche autorità, a dare il
loro contributo generoso e fattivo ad ogni intrapresa che conduca ad un vero,
pacifico e ordinato progresso, ad un genuino bene della patria comunità. La
chiesa mai si è stancata di inculcare ai suoi figli l'aurea norma ricevuta dal
suo divin Fondatore: «Date dunque a Cesare ciò che è
di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio» (Lc 20,25);
massima che si fonda sul presupposto che nessun contrasto può esistere tra i
postulati della vera religione e i veri interessi della patria.
2. Ma bisogna subito
aggiungere che se il cristiano, per dovere di coscienza, deve rendere alle
autorità umane quello che loro spetta, non può l'autorità umana reclamare dai
cittadini un ossequio nelle cose in cui esso è dovuto
a Dio e non a lei stessa; tanto meno può esigere una loro obbedienza
incondizionata quando intende usurpare i sovrani diritti di Dio, ovvero costringe
i fedeli ad agire in contrasto con i loro doveri religiosi, o a staccarsi
dall'unità della chiesa e dalla sua legittima gerarchia. Allora il cristiano
non può che rispondere, serenamente ma fermamente, come già san Pietro e gli
apostoli ai primi persecutori della chiesa: «Bisogna obbedire a Dio, più che
agli uomini» (At 5,29).
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