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Alfredo sotto l'abito di
pastore è intento a
guarda re verso le colline; indi esclama.
ALFREDO
Non m'ingannai. Drappello ostil veloce
scorse il colle vicino. Ohimè! palese
forse l'asil di Alfredo è al fier Danese?
Invan dunque sperai di avversa stella
placar lo sdegno, e ad opportuno istante
serbar la mia vendetta? Invan, celato
in rustiche divise, a me di reggia
serve tugurio umil? No... pria ch'io ceda
la destra alle ritorte,
morir saprò, saprò cader da forte.
Non è di morte il fulmine,
che abbatte il mio valor:
seppi sprezzarlo, e intrepido
lo provocai finor.
Ma in preda a un empio, a un perfido
lasciar la sposa, il soglio,
è pena troppo barbara,
di ogni altro duol maggior!
No, dal Nume altra mercé
io non chiesi al mio martir,
che appressarmi, o sposa! a te,
rivederti, e poi morir.
Ma dal tuo sen...
amato ben!
per sempre involami
l'irato ciel!
No... Che ad opprimermi
non hai più affanni
o inesorabile,
fato crudel!
S'inoltra alcun! Qual fiero stato è il mio!
Deggio celar me stesso ad ogni sguardo,
né posso co' sospiri
pascere almen gli atroci miei martiri!
(s'interna nell'altra parte della capanna)
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