Scena quarta. Amalia,
Eduardo, Enrichetta
Amalia ed Eduardo vengono
introdotti da
Enrichetta ed altre donzelle sue compagne.
CORO DI DONZELLE
Il lasso fianco
Chi vuol posar,
sicuro, e franco
qui può inoltrar.
ENRICHETTA
Dall'umil tetto
fugge l'inganno:
sol v'ha ricetto
pur amistà.
CORO
Non letto soffice,
mensa squisita
offrir può all'ospite
frugalità.
ENRICHETTA
Ma pura, e ingenua
Se qui lo invita,
ristoro a renderli
altro non ha.
ENRICHETTA e CORO
Che dolce, e amabile
serenità!
AMALIA
Mie care! ah, voi rendete
troppo all'alma gradito
così gentile invito.
EDUARDO
Oh, come pura
senza tema, o ambizion pace qui regna!
AMALIA
Importuna non sembri
a te la inchiesta mia: quell'infelice,
che Guglielmo qui accolse, ov'è?
ENRICHETTA
Ne'suoi pensieri immerso,
ei suol celarsi ognora
di questo albergo al lato opposto.
AMALIA
E quali son le sue vesti?
ENRICHETTA
Di pastor.
AMALIA
Né sai altro di lui?
ENRICHETTA
Ma qual ragion ti rende
sollecita a saperlo?
Eduardo frenando Amalia, risponde.
EDUARDO
(Ohimè!) talvolta
porge amico sollievo
a quella, che ange il cor, penosa cura
divider coll'altrui la sua sventura.
ENRICHETTA
Tutto di lui mi è ignoto: agevol sempre
non è il vederlo, o il favellarli: ei fugge
dal nostro sguardo: è un infelice, e merta
rispetto il suo silenzio. Io riedo intanto
al buon Guglielmo, e pria che cada il giorno
sollecito il vedrete a voi d'intorno.
(esce colle compagne)
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