Giovanni Schmidt
Elvida
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ATTO UNICO

Scena seconda. Amur, Zeidar, guardie

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Scena seconda. Amur, Zeidar, guardie

 

AMUR
Non più: dicesti assai
tropp'ostinato figlio.
Vil debolezza omai
diviene in te l'amor.

ZEIDAR
Cedi, signor, deh! cedi:
rifletti al tuo periglio.
A quali estremi, il vedi,
ci guida il tuo rigor.

AMUR
Punirla io voglio.

ZEIDAR
In pria
mi svena, o genitor.

AMUR
Fomento all'ira mia
l'altera donna è ognor.

ZEIDAR
Rendila.

AMUR
Folle! e l'ami?

ZEIDAR
Più di me stesso.

AMUR
E brami?

ZEIDAR
Teco salvar lo stato.
Al comun ben m'è grato
sacrificar il cor.

AMUR
Non fia. Son oltraggiato,
non sono all'onte usato;
sia pago il mio furor.
Omai tant'orgoglio
non voglio soffrir.
Vendetta m'affretta
l'indegna a punir.

ZEIDAR
(Ti sento mio core
d'amore languir.
Conforto non spero;
che fiero martir!)

AMUR
Ed ostinato ancor?...

ZEIDAR
L'ira che giova?
Padre, soltanto questa
debol cittade resta. Elvida rendi,
prezzo di pace; evita il comun danno.

AMUR
Ma tu...

ZEIDAR
Ma io... (io morirò d'affanno.)

AMUR
No, non sarà mai ver. Costei distrutte
vuol queste mura; l'ombra
del genitor vuol vendicata; oltraggia
il mio grado supremo;
fa voti per l'amante… Eccola… Io fremo.


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