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ZULMA
Signor, se la demenza
è pregio usato d'alma grande, accogli
un'infelice.
(in atto d'inginocchiarsi, Alfonso non lo permette)
ALFONSO
Sgombra il duol. Chi sei?
ZULMA
Del tuo nemico schiava
mi fe' la rea fortuna;
Zulma è il mio nome, e nacqui in nobil cuna.
ALFONSO
(ai soldati)
Libertà se le renda.
ZULMA
Ah! signor...
ALFONSO
Dimmi, o donna,
d'Elvida, prigioniera
d'Amur son già due lune,
avresti mai novella?
ZULMA
Si, grata al tuo bel core,
agevolarti io deggio a rintracciarla.
ALFONSO
Ah, lo volesse il ciel pietoso!
RAMIRO
Parla.
ZULMA
Inosservata intesi
che per angusta e sotterranea via,
ch'oltre le mura guida,
la sventurata Elvida
venne scortata a carcer tenebroso.
Noto m'è il varco ascoso ove ha confine
quell'orribile speco.
ALFONSO
Deh! scorta, o Zulma, i passi miei.
ZULMA
Son teco.
Alfonso e Zulma partono seguiti da un drappello di
soldati. Le schiere si disfiano al cenno di Ramiro.
Interno d'un'orrida spelonca; piccola porta da un lato,
mezzo ascosa da' macigni; dall'altro, debole lume sopra
un sasso.