Giovanni Schmidt
Elvida
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ATTO UNICO

Scena undicesima. Amur, Zeidar

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Scena undicesima. Amur, Zeidar

 

Amur e Zeidar dal fóndo, preceduti da un soldato
che porta una fiaccola.

ZEIDAR
(sottovoce)
Padre che pensi?

AMUR
Trarla da questo speco,
Alfonso or forse ne va in traccia;
possederla potria.
L'opposto varco al vicin bosco guida.
Azor di lei sarà costode; pegno ella mi fia.
L'abborrito nemico
paventi... Eccola.

ZEIDAR
(nell'avvicinarsi ad Elvida)
(Misera!)

ELVIDA
(alzandosi a un tratto)
Ah! conosco
all'odiata voce
il più reo fra' viventi.
Qual altra pena, o crudo, a me destini?
Rispondi: il mio supplizio? Ecco i tuoi doni.

AMUR
Forse, donna proterva, al ver t'apponi.
Invan, superba. invano
tuoi voti al ciel porgesti.
Fremi: da questa mano
chi mai sottrar ti può?

ELVIDA
Quel ferro tuo m'uccida.
Barbaro! a che t'arresti?
Né ancor conosci Elvida?
Io paventar non so.

ZEIDAR
Amato genitore,
pietade in te si desti.
(ad Elvida)
Confida in questo core:
tutto per te farò.

ELVIDA
Di miglior padre degno,
Zeidar, tu sei.

AMUR
Ritegno
più l'ira mia non ha.

ZEIDAR
(Dolente a questo segno
un'alma tron si !)

AMUR
(ad Elvida)
Seguimi

ELVIDA
Andiam. Si mora.

ZEIDAR
No, vita avrai.

AMUR
(al figlio)
T'affretta;
servi alla mia vendetta, che
in breve scoppierà.

ELVIDA
Del cielo la vendetta, sul
capo tuo cadrà.

ZEIDAR
(Vorrebbe, amor, vendetta,
ma sente il cor pieta.)

Nell'atto che Amur vuol condurre fuor dell'antro
Elvida, si sente un improvviso strepito, e vedesi
atterrare la piccola porta indicata.


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