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Giacomo Ferretti
Olivo e Pasquale

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  • ATTO PRIMO
    • Scena prima. Camillo, Olivo, Diego, Matilde, Columella
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Scena prima. Camillo, Olivo, Diego, Matilde, Columella

 

Camillo a tavolino impazientandosi nel fare un conto,
che straccia e calpesta ponendosi a passeggiare;
Matilde che entra con la spazzola per spolverare dalla
comune; poi Olivo seguito da Diego; indi Columella
ed il Coro con carte, e mostre di generi coloniali
dalla porta medesima.

CAMILLO
Maledetto questo conto!
Per tre volte l'ho tentato,
per tre volte l'ho sbagliato.
Non lo posso indovinar.

MATILDE
(burlandolo)
Ci vuol sangue freddo assai
nel far conti, o mio signore,
e non può chi fa all'amore
con pazienza ragionar.

CAMILLO
Ah! la barbara mia stella
negli abissi mi piombò!
La mia povera Isabella
io per sempre perderò!

MATILDE
Un progetto originale,
proprio Amor vi consigliò!
Un meschino scritturale
nozze grandi si sognò.

Camillo fa atti di disperazione e Matilde, deponendo
la spazzola, lo prende sotto il braccio e lo conduce
sull'innanzi del teatro.

MATILDE
Ragazzaccio! Perché queste scene?
Senta a me che gli parlo per bene,
scritturale qui siete: ecco tutto:
a danari qual pomice asciutto;
ma a miserie non bada l'amore,
e una botta vi diede nel cuore.

CAMILLO
Chi poteva vedere Isabella
così cara, sì buona, sì bella,
sentirsi un incendio nel petto...

MATILDE
Queste smanie non servon con me.

CAMILLO
M’ama

MATILDE
È vero: fin qui non v'è male.

CAMILLO
Ma ha un papà d'un umore bestiale;
vibra fuoco dal labbro, dagli occhi...

MATILDE
E ha un fratello ch'è il re degli alocchi,
un Pasquale di nome e di fatti;
onde a dirla, noi siam fra due matti.

CAMILLO
Ambedue son padroni di casa.

MATILDE
Ma l'affar disperato non è.

CAMILLO
Ma lo sposo...

MATILDE
venuto?

CAMILLO
Verrà.
E se viene, è finita.

MATILDE
(ridendo con flemma)
Chi sa?

CAMILLO
Quella flemma, quel freddo sorriso
di furore avvampare mi fa.

MATILDE
Poverin! gli si legge nel viso,
che il cervello sossopra gli va.

OLIVO
Presto, birbanti, presto...
(di dentro)

CAMILLO
Ecco il signor Olivo.

MATILDE
Seguito a spolverar.
(riprende con fretta la spazzola, e spazzola)

CAMILLO
Conteggio e scrivo.
(si ripone a scrivere con attenzione)

OLIVO
(dalla comune entrando in collera seguito da Diego,
e da due servi, e gridando verso la porta)
Spendo, e spando i miei contanti
per dar pane a voi, birbanti!
Balzo appena fuor del letto,
son costretto a tarroccar.
Cosa mai di quanto dico,
cosa fa questa canaglia?
Tocca a me come all'antico
podestà di Sinigaglia,
tutta quanta la giornata
comandare e far da me.
Poi dirà quel mio fratello,
che ho nel petto il cuor d'un orso
che ho il Vesuvio nel cervello,
la tempesta nel discorso,
che una furia scatenata
sembro a lui da capo a piè.

CAMILLO, MATILDE e DIEGO
(Oh, che critica giornata si
prepara per mia .)
(ciascuno da sé)

OLIVO
(a Matilde)
Ella non spolvera? Si è addormentata?
(a Camillo di cui osserva le carte)
E la sua penna, forse è incantata?
Fatto ha quel conto? Che mammalucco!
Buono da nulla, testa di stucco.

COLUMELLA
Ossequiosissimo, obbedientissimo
(entrando saltando ed inchinandosi profondamente)
servo umilissimo del mio carissimo.

OLIVO
(Perché di rabbia m'ardan le viscere?
Quest'altro canchero chi lo mandò?)

COLUMELLA
(a Matilde)
Ragazza bella, donna Isabella
di Columella non domandò?

MATILDE
(a Columella)
Bel Columella, donna Isabella
ancor di letto non si levò.

DIEGO, CAMILLo e OLIVO
Fra questo, e quello nel mio cervello
sento un martello trò trò trò:
già svaporando va il mio cervello,
e la pazienza perdendo vo.

PARTE DEL CORO
Ecco i campioni dei coloniali.

ALTRA PARTE
Voi, qui, firmate queste cambiali.

ALTRA PARTE
Ecco le lettere.
(circondando Olivo)

SECONDA PARTE
Sottoscrivete.

TERZA PARTE
Signor leggete.

PRIMA PARTE
Guardate qua.

COLUMELLA
Signor Olivo, dormito ha bene?
(vicinissimo ad Olivo, gridando, ed inchinandosi

OLIVO
Ma, caro, il timpano m'assordirà.

CAMILLO e MATILDE
Signore, udite li/ci ; non v'inquietate.

DIEGO e COLUMELLA
Volano
subito quando parlate.

CORI
Voliamo ma che bisbetico, che strano umore!
Subito s'altera, monta in furore.
Cavallo indomito, rotta la briglia,
saltar per aria fa la famiglia.
Signor, calmatevi, per carità,
o qualche arteria vi scoppierà.

OLIVO
Non fate strepito: non mi seccate:
non voglio chiacchiere: andate, andate,
Già dalla collera mi bolle il core,
già sento crescere il mio furore.
La benda calami sovra le ciglia,
fo un terremoto, fo un para-piglia;
ma, via, silenzio, per carità,
o qualche arteria mi creperà.
Qua le lettere, qua
(prendendo le lettere, ed osservando li caratteri)
Monsieur Le Bross non scrive! che sarà?

MATILDE
(Che si fosse affogato!)

OLIVO
(a Diego)
Andate al porto,
se da Cadice arriva qualche nave,
e v'è lo sposo di mia figlia, a volo
venite ad avvisarmi.

COLUMELLA
Non s'incomodi.
(arrestando Diego che sta per partire)
Scusi, signor Olivo:
spicco tre salti, e ad obbedirla arrivo.
(parte)

OLIVO
(a Camillo)
Che seccator! Quel conto sia sbrigato.
(a Matilde)
Spolveri, non stia in ozio.
(ai Cori)
Scendiamo nel negozio:
guardiamo i coloniali:
date qua, date qua… no: le cambiali
(ricusa le mostre, afferra le cambiali, e parte
indispettito seguito da Diego e dai Cori)




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