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Sala comune come nella scena prima.
Isabella leggendo; indi Matilde, poi Diego.
ISABELLA
(entra leggendo, indi smaniosa chiude il libro)
No, possibil non è, Calma non trovo:
invan distrarmi tento;
tutto rende più crudo il mio tormento.
Vanne: inutil mi sei.
(gitta il libro)
Un dì gli affanni miei
tu rattempravi almeno;
ora mi spargi in seno
fredda noia importuna.
(mentre sta gemendo smaniosa viene sorpresa da Matilde,
ch'entra e con simulata collera le dice)
MATILDE
Io le ho detto, o mia signora,
che non vo' malinconia;
altrimenti alla buon'ora
io la mando e vado via.
Patti chiari: parlo tondo.
Faccia allegra, o me ne vo.
ISABELLA
Ah! Matilde! I casi miei
mi faran morir d'affanno.
Nel mio caso tu non sei;
non aspetti il tuo tiranno.
Se Camillo non è mio
disperata io morirò.
MATILDE
Non mi state a far la pazza:
vergognatevi, ragazza.
State allegra, il matrimonio
senza voi non si farà.
ISABELLA
Io per me divento pazza,
Voglion morta una ragazza.
Fatto appena il matrimonio
Isabella è morta già.
DIEGO
Il padrone.
MATILDE
Quale?
DIEGO
Il burbero.
(Isabella fugge via)
E con lui... Scappata è già.
MATILDE
Ah! ah! ah! mi vien da ridere.
DIEGO
Quasi a volo se ne va.
(partono)
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