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6. Invero,
nella citata lettera apostolica, con cui il Nostro predecessore stabilì che
questo punto della dottrina cristiana dovesse ritenersi fermamente e fedelmente
da tutti i credenti, altro non fece se non raccogliere fedelmente e consacrare
con la sua autorità, la voce dei santi padri e di tutta la chiesa, la quale a
cominciare dai primi tempi aveva come spaziato lungo il corso dei secoli.
7. Anzitutto il fondamento di
tale dottrina si trova già nella sacra Scrittura, dove Dio creatore di tutte le
cose, dopo la lamentevole caduta di Adamo, si rivolge
al serpente tentatore e seduttore con queste parole, che non pochi santi padri
e dottori della chiesa e moltissimi autorevoli interpreti riferiscono alla
vergine Madre di Dio: «Porrò inimicizia fra te e la donna, fra il seme tuo e il
seme di lei ...» (Gn 3,15).
Se dunque in qualche momento la beata vergine Maria
fosse rimasta priva della divina grazia, in quanto
inquinata nel suo concepimento dalla macchia ereditaria del peccato, almeno per
quell'istante, benché brevissimo, non avrebbe avuto
luogo fra lei e il serpente quella perpetua inimicizia, di cui fino alla
solenne definizione dell'Immacolata Concezione si parla già fin dalla più
antica tradizione; ma invece ci sarebbe stato un certo asservimento.
8. Inoltre, poiché la
santissima Vergine viene salutata «piena di grazia» (Lc 1,28), cioè kecharitōménē, e «benedetta fra le donne» (Lc
1,42), tali parole, come sempre ha ritenuto la tradizione cattolica,
chiaramente indicano che «con questo singolare e solenne saluto, mai prima
d'allora udito; viene designato essere stata la Madre di Dio sede di tutte le
grazie divine, adorna di tutti i carismi dello Spirito divino, anzi di essi
tesoro quasi infinito e abisso inesauribile, di modo che mai fu soggetta alla
maledizione».3
9. Tale dottrina nei primi
tempi della chiesa fu insegnata abbastanza chiaramente e senza alcun contrasto
dai santi padri, i quali affermarono essere stata la beata
Vergine giglio fra le spine, terra del tutto intatta, immacolata, sempre
benedetta, libera da ogni contagio del peccato, legno incorruttibile, fonte
sempre limpida, figlia unica e sola non di morte ma di vita, germe di grazia e
non di ira, per ogni verso illibata, santa e lontanissima da ogni macchia di
peccato, più bella della bellezza, più santa della santità, sola santa, da
superare tutti in santità, all'infuori di Dio, e per natura più bella, più
graziosa e più santa degli stessi cherubini e serafini e di tutte le schiere
degli angeli. 4
10. Considerate
diligentemente, come si conviene, queste lodi della beata Vergine Maria, chi oserebbe dubitare che Colei, la quale fu più pura degli angeli e pura in qualunque tempo5 non sia
rimasta monda in qualsiasi anche minimo istante, da ogni macchia di peccato?
Ben a ragione dunque sant'Efrem si rivolge al divin Figlio di lei con queste parole: «Tu e la tua Madre,
voi soli in verità siete per ogni verso e integralmente belli.
Non vi è in te, o Signore, e neppure nella Madre tua macchia alcuna».6
Da queste parole si rileva con evidenza che fra tutti i santi e le sante, di
una solamente può dirsi, allorché si tratta di qualsivoglia macchia di peccato,
non potersi neppure porre il quesito; e parimenti che questo singolarissimo
privilegio, a nessuno mai concesso, ella per questo
motivo lo ottenne dal Signore perché venne innalzata alla dignità di Madre di
Dio. Tale eccelso officio, che fu solennemente riconosciuto e sancito nel
concilio di Efeso contro l'eresia nestoriana7
e di cui non sembra potervi essere altro maggiore, postula la pienezza della
grazia divina e l'anima immune da qualsiasi peccato, perché esige la più alta
dignità e santità dopo quella di Cristo. Anzi da questo
sublime officio di Madre di Dio, come da arcana fonte limpidissima, sembrano
derivare tutti quei privilegi e tutte quelle grazie che adornarono in modo e
misura straordinaria la sua anima e la sua vita. Come ben dice l'Aquinate: «Poiché la beata Vergine
è Madre di Dio, dal bene infinito che è Dio trae una certa dignità
infinita».8 E un illustre scrittore sviluppa e spiega lo stesso
pensiero con le seguenti parole: «La beata Vergine ... è Madre di Dio; perciò è
così pura e così santa da non potersi concepire purità maggiore dopo quella di Dio».9
11. Del resto, se noi
approfondiamo l'argomento, e soprattutto se consideriamo l'infiammato e soave
amore con cui Dio certamente amò e ama la Madre del suo unigenito Figlio, come
potremmo soltanto sospettare che ella sia stata anche
per un brevissimo istante soggetta al peccato e priva della divina grazia?
Poteva senza dubbio Dio, in previsione dei meriti del Redentore, adornarla di
questo singolarissimo privilegio; che non l'abbia fatto, non è neppur possibile pensarlo. Conveniva
infatti che tale fosse la Madre del Redentore, da essere il più
possibile degna di lui. D'altronde non sarebbe stata degna, se macchiata della
colpa originale, anche solo nel primo istante della sua concezione fosse stata soggetta al triste dominio di satana.
12. Né si può dire che per
questo venga diminuita la redenzione di Cristo, quasi
che essa non si estenda all'intera progenie di Adamo, e che perciò venga
detratto qualcosa dall'officio e dalla dignità del divin
Redentore. Se infatti consideriamo a fondo e
diligentemente la cosa, è facile vedere come Cristo Signore abbia in verità
redento la divina sua Madre in un modo più perfetto essendo ella stata da Dio
preservata immune da qualsiasi macchia ereditaria di peccato, in previsione dei
meriti di lui. Perciò l'infinita dignità di Gesù
Cristo e l'universalità della sua redenzione non vengono
attenuate o diminuite da questo punto di dottrina, ma anzi accresciute in sommo
grado.
13. Sono pertanto ingiusti la
critica e il rimprovero che anche per questo motivo non pochi acattolici e
protestanti fanno alla nostra devozione per la santa Vergine, come se
togliessimo qualche cosa al culto dovuto a Dio solo e a Gesù
Cristo. È vero invece che l'amore e la venerazione che noi dedichiamo alla
nostra Madre celeste ridonda tutto senza dubbio in gloria del suo divin Figlio, non soltanto perché tutte le grazie e tutti i
doni, anche eccelsi, da lui derivano come da prima
fonte, ma anche perché «i genitori sono la gloria dei figli» (Pro 17,6).
14. Fin dai più remoti tempi
della chiesa, questo punto di dottrina venne sempre più in luce e sempre più si
affermò, sia presso i sacri pastori, sia nella convinzione e nell'animo dei
fedeli. Lo attestano, come dicemmo, gli scritti dei santi padri, i concili e
gli atti dei romani pontefici; lo testimoniano infine le antichissime liturgie,
nei cui libri, anche i più antichi, tale festa si
considera come tramandata dai padri.
15. Inoltre, perfino presso
tutte le comunità dei cristiani orientali, che già da lungo tempo si separarono
dall'unità della chiesa cattolica, non sono mancati e non mancano coloro che,
pur essendo animati da pregiudizi e da contrastanti opinioni, hanno accolto
questa dottrina e ogni anno celebrano la festa della Vergine immacolata. Ciò
non accadrebbe certo, se essi non avessero ricevuto tale verità fin dai tempi
antichi, prima cioè che i medesimi si fossero staccati
dall'unico ovile.
16. Ci piace dunque, al
compiersi di un secolo da quando il pontefice Pio IX d'immortale memoria definì
solennemente questo singolare privilegio della vergine Madre di Dio, riassumere
e concludere il nostro assunto con queste parole, con
cui lo stesso pontefice afferma tale dottrina essere stata «per giudizio dei
padri, affidata alla sacra Scrittura, tramandata da tante e così gravi
testimonianze dei medesimi, espressa e celebrata da tanti illustri monumenti
della veneranda antichità, proposta infine e confermata dal più alto e
autorevole giudizio della chiesa, 10 di modo che nulla è più caro e più
dolce ai sacri pastori e a tutti i fedeli «che onorare, venerare, invocare e
predicare con fervore e affetto la vergine Madre di Dio concepita senza macchia
originale».11
17. Ci sembra poi che tale
preziosissima gemma, onde si arricchì cento anni fa il sacro diadema della
beata vergine Maria, oggi splenda di luce più
fulgente essendo toccata a Noi, nell'anno giubilare 1950, per disposizione
della divina Provvidenza, la felice sorte di definire - ed è ancor vivo nel
Nostro cuore il gradito ricordo - che l'alma Genitrice di Dio è stata assunta
in cielo in anima e corpo; e potemmo così corrispondere ai voti del popolo
cristiano, che furono formulati in maniera particolare
già quando fu solennemente sancito l'immacolato concepimento della Vergine.
Allora, infatti, come scrivemmo nella lettera apostolica Munificentissimus
Deus, «i cuori dei fedeli furono mossi da una più vivida speranza che anche il
dogma dell'assunzione corporea della Vergine in cielo venisse al più presto
definito dal supremo magistero ecclesiastico».12
18. Così Ci sembra che in
maniera più profonda ed efficace tutti i fedeli possano volgere la mente e il
cuore al mistero stesso dell'immacolata concezione della Vergine. Infatti per lo strettissimo rapporto che lega questi due
misteri, dopo esser stata solennemente promulgata e posta nella debita luce
l'assunzione della Vergine in cielo - che costituisce quasi la corona e il
complemento dell'altro privilegio mariano - ne è venuto che con maggior
pienezza e splendore si è manifestata la sapientissima
armonia di quel piano divino con il quale Dio ha voluto che la vergine Maria fosse monda da ogni macchia originale.
19. A motivo di questi
insigni privilegi concessi alla Vergine, tanto l'alba del suo pellegrinaggio
terreno, quanto il tramonto s'illuminarono di fulgidissima luce; alla perfetta innocenza dell'anima di
lei, immune da qualsiasi macchia, corrisponde in maniera consona e meravigliosa
la più ampia glorificazione del suo corpo virgineo; ed ella, come fu congiunta
al suo Figlio unigenito nella lotta contro il serpente infernale, così insieme
con lui partecipò al glorioso trionfo sul peccato e sulle sue tristi
conseguenze.
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