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1. Tra le molteplici preoccupazioni che Ci
assillano in questo periodo di tempo tanto pieno di conseguenze decisive per la
vita della grande famiglia umana e che Ci fanno sentire così grave il peso del
supremo pontificato, occupa un posto particolare quella che Ci è causata dalla
guerra che sconvolge la Palestina. In piena verità possiamo dirvi, venerabili
fratelli, che né lieta né triste vicenda riesce ad attenuare il dolore
mantenuto vivo nel Nostro animo dal pensiero che sulla terra su cui il Signore
nostro Gesù Cristo versò il suo sangue per apportare
a tutta quanta l'umanità la redenzione e la salvezza, continua a scorrere il
sangue degli uomini; che sotto i cieli nei quali echeggiò nella fatidica notte
l'evangelico annunzio di pace si continua a combattere, si accresce la miseria
dei miseri e il terrore degli atterriti, mentre migliaia di profughi, smarriti
e incalzati, vagano lontano dalla patria in cerca di un ricovero e di un pane.
2. A rendere più cocente questo Nostro
dolore contribuiscono non solo le notizie che continuamente Ci giungono di
distruzioni e di danni causati agli edifici sacri e di beneficenza sorti
attorno ai luoghi santi, ma anche il timore ch'esse Ci ispirano per la sorte di
questi stessi luoghi, disseminati in tutta la Palestina e in maggior numero sul
suolo della città santa, che furono santificati dalla nascita, dalla vita e
dalla morte del Salvatore. Non è necessario assicurarvi, venerabili fratelli,
che posti in mezzo allo spettacolo di tanti mali e alla previsione di mali
maggiori, Noi non Ci siamo rinchiusi nel Nostro dolore, ma abbiamo fatto quanto
era in Nostro potere per cercare di apportarvi rimedio.
3. Parlando, prima ancora che il conflitto
armato avesse inizio, a una delegazione di notabili arabi venuta a renderCi
omaggio, manifestammo la Nostra viva sollecitudine per la pace in Palestina e,
condannando ogni ricorso ad atti violenti, dichiarammo che essa non poteva
realizzarsi se non nella verità e nella giustizia, cioè nel rispetto dei
diritti di ognuno, delle tradizioni acquisite, specialmente nel campo
religioso, come pure nello stretto adempimento dei doveri e degli obblighi di
ciascun gruppo di abitanti. Dichiarata la guerra, senza discostarCi
dall'attitudine di imparzialità impostaCi dal Nostro ministero apostolico che
Ci colloca al di sopra dei conflitti dai quali è agitata la società umana, non
mancammo di adoperarci, nella misura che dipendeva da Noi e secondo le
possibilità che si sono offerte, per il trionfo della giustizia e della pace in
Palestina e per il rispetto e la tutela dei luoghi santi.
4. Nel tempo stesso, sollecitati dai
numerosi e urgenti appelli quotidianamente rivolti a questa sede apostolica,
abbiamo cercato di venire per quanto possibile in soccorso delle infelici
vittime della guerra, inviando a tal fine ai Nostri rappresentanti in
Palestina, nel Libano e in Egitto i mezzi a Nostra disposizione, e
incoraggiando il sorgere e l'affermarsi, tra i cattolici nei vari paesi, di
iniziative tendenti allo stesso scopo. Convinti, peraltro, della insufficienza
dei mezzi umani per l'adeguata soluzione di una questione di cui tutti possono
vedere l'eccezionale complessità, abbiamo soprattutto fatto costantemente
ricorso al grande mezzo della preghiera, e nella Nostra recente lettera
enciclica Auspicia quaedam
vi invitammo, venerabili fratelli, a pregare e a far pregare i fedeli affidati
alla vostra sollecitudine pastorale, affinché, sotto gli auspici della Vergine
santissima, «conciliate le cose nella giustizia, ritornassero felicemente in
Palestina la concordia e la pace».2
5. Sappiamo che il Nostro invito non vi è
stato rivolto invano. Né ignoriamo che, mentre con le Nostre suppliche e con la
Nostra opera Ci adoperavamo in unione con il mondo cattolico per la pace in
Palestina, uomini di buona volontà hanno moltiplicato nello stesso intento,
senza badare a pericoli e sacrifici, nobili sforzi ai quali Ci è grato rendere
omaggio. Tuttavia, il perdurare del conflitto e l'accrescersi ininterrotto
delle rovine morali e materiali che inesorabilmente lo accompagnano, Ci
inducono a rinnovarvi, venerabili fratelli, con accresciuta insistenza il
Nostro invito, nella speranza che esso venga accolto non solo da voi, ma anche
da tutto il mondo cristiano.
6. Come dichiarammo il 2 giugno scorso ai
membri del sacro collegio dei cardinali, mettendoli a parte delle Nostre ansietà
per la Palestina, Noi non crediamo che il mondo cristiano potrebbe contemplare
indifferente o in una sterile indignazione quella terra sacra, alla quale
ognuno si accostava col più profondo rispetto per baciarla col più ardente
amore, calpestata ancora da truppe in guerra e colpita da bombardamenti aerei;
non crediamo che esso potrebbe lasciar consumare la devastazione dei luoghi
santi, sconvolgere il sepolcro di Gesù Cristo. Siamo
pieni di fiducia che le fervide suppliche che si innalzano a Dio onnipotente e
misericordioso dai cristiani sparsi nel vasto mondo, insieme con le aspirazioni
di tanti nobili cuori ardentemente solleciti del vero e del bene, possano
rendere meno arduo agli uomini che reggono i destini dei popoli il compito di
far sì che la giustizia e la pace in Palestina divengano una benefica realtà e,
con l'efficace cooperazione di tutti gli interessati, si crei un ordine che
garantisca a ciascuna delle parti al presente in conflitto, la sicurezza
dell'esistenza e insieme condizioni fisiche e morali di vita capaci di fondare
normalmente uno stato di benessere spirituale e materiale.
7. Siamo pieni di fiducia che queste
suppliche e queste aspirazioni indice del valore che ai luoghi santi annette
così gran parte della famiglia umana, rafforzino negli alti consessi, nei quali
si discutono i problemi della pace, la persuasione dell'opportunità di dare a
Gerusalemme e dintorni, ove si trovano tanti e così preziosi ricordi della vita
e della morte del Salvatore, un carattere internazionale che, nelle presenti
circostanze, sembra meglio garantire la tutela dei santuari. Così pure
occorrerà assicurare con garanzie internazionali sia il libero accesso ai
luoghi santi disseminati nella Palestina, sia la libertà di culto e il rispetto
dei costumi e delle tradizioni religiose.
8. E possa così sorgere presto il giorno in
cui gli uomini abbiano di nuovo la possibilità di accorrere in pio
pellegrinaggio ai luoghi santi per ritrovare svelato in quei monumenti viventi
dell'Amore, che si sublima nel sacrificio della vita per i fratelli, il grande
segreto della pacifica convivenza umana. Con questa fiducia, Noi impartiamo di
cuore a voi, venerabili fratelli, ai vostri fedeli e a tutti coloro che
accoglieranno con animo volonteroso questo Nostro appello, in auspicio dei
divini favori e come pegno della Nostra benevolenza, l'apostolica benedizione.
Castel Gandolfo, presso
Roma, 24 ottobre 1948, anno X del Nostro pontificato.
PIO PP. XII
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