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Suono di marziali trombe in distanza. Il popolo attraversa
la scena, e con palme in mano si reca al di là dell'arco
trionfale.
Quindi vengono i congiunti di Murena che guardando, ed additando il
luogo dove si è diretto il popolo, dicono l'uno all'altro.
CORO
Publio!… è quegli!Ve', come si estolle,
su le palme, su l'aste!…La polve,
come il popolo in globi rivolve!….
Ei s'avanza...e non v'è il senator!…
(avvicinandosi alla casa di Murena)
I tuoi lari abbandona, o Murena.
D'inni, e squilli odi il suono indistinto!
Vieni, e godi allo scherno del vinto;
stringi al seno l'eroe vincitor!
MURENA
(mostrandosi sulla soglia della casa)
Eccomi a voi.
CORO
Gioisci!...
Esulta!... E Argelia, e Roma,
colui che l'Asia ha doma
denno oggi posseder!
MURENA
(mostra a stento un segno d'ilarità,- quindi
concentrato fra sé dice)
Ahi! che di calma un'ombra,
nemmen mert'io goder.
Per lui... nel mentre... avea
lustro! splendor! senato!
io... lo tradiva... ingrato!
Scordava ogni dover!...
Partì. Fuggì Settimio!
Ma non dal mio pensier...
m'appare, mai sempre,
ramingo, piangente,
ignudo, gemente:
vicino a spirar...
E ognora da' Numi,
sul capo dell'empio,
la strage, lo scempio,
vendetta implorar.
CORO
(in disparte)
Smarrito, perplesso,
ragiona a se stesso:
qual cura funesta,
lo puote attristar.
Comincia a venire in scena l'esercito trionfante.
CORO
(scuotendo Murena)
Ma già spunta superbo
del pondo, che l'aggrava, spumante il destrier!
S'erga un canto all'invitto che il mondo,
debellando, rendé prigionier.
TUTTI
Lauro d'eterna gloria,
cinga di Publio il crine!
Mai, tanto ardir magnanimo,
Roma, finor segnò.
Pari al cader di folgore,
dalle città latine,
agli antri bui dei Caucaso,
ratto, n'andò, volò.
E del gran duce un emulo
fatto ogni cor guerriero;
cadde il feroce sarmata,
sotto il romano acciar.
Pel sol valor di Publio,
schiavo è già l'orbe intiero;
e la sua fronte al Tevere,
servo dové piegar.
PUBLIO
(dal carro trionfale)
Se della patria il genio
mi torna all'aura avita,
a coglier di vittoria,
il più sublime onor,
più caro di tal premio,
m'è il renderle una vita,
che aspira a dar memorie,
di questa assai maggior.
MURENA
(facendosi incontro)
Publio, m'abbraccia...
PUBLIO
(disceso)
E Argelia?....
MURENA
Or... la vedrai...
PUBLIO
Lo bramo.
Ma... forse... a lei?...
MURENA
Qual dubbio?...
PUBLIO
È mia?...
MURENA
Non diffidar.
TUTTI
Del sommo Giove al tempio,
si tragga il piede...
MURENA e PUBLIO
Andiamo.
TUTTI
Il sacro rito a compiere
al Nume tutelar:
a quel Dio, che dalle sfere,
vede il tutto, il tutto regge;
che ci è scudo, ci protegge,
della pace ne' bei dì.
Quel che ancor le nostre schiere,
guida impavido a dar guerra;
che distrugge, abbatte, atterra
chi sfidarci in campo ardì.
PUBLIO
Del Tebro in sulla riva il popol
vada,
e deponga ogni palma in sen dell'onda;
sacro tributo a' Numi
che han sede e impero in grembo al re de' fiumi.
MURENA
(E Argelia ancor non riede!...)
PUBLIO
Torni il guerriero alle natìe pareti,
e pria che i suoi più cari al sen si stringa,
consacri a Marte i nobili sudori:
il brando, l'asta, i conquistati allori.
MURENA
(Ella m'abborre! ... Ed a
ragion mi fugge! ...)
PUBLIO
Quindi tratto ogni barbaro sconfitto;
di Tiberio al piede,
al giogo si assoggetti, alla catena.
MURENA
(sempre concentrato fra sé)
(E la mia colpa s'ignora ancor! ...
PUBLIO
Murena...
(prendendolo per mano)
N'andiam... Ma, qual sul volto tuo traspare
segno d'affanno che ti opprime e ti ange!...
MURENA
(Forza, o mio cor ) T'inganni…
fuor di senno, vuoi tu ch'io non rimanga,
nel rimirar, di lauri eterni adorno,
chi figlio a me diviene in sì bel giorno?
PUBLIO
Ahi sospirato dì, che invitto in armi
rese il mio braccio, in lui vivendo ognora.
MURENA
Onde Argelia qui tosto il passo adduca,
or manderò...
PUBLIO
Dalla magion è lunge?...
(colpito)
MURENA
È suo costume antico,
colla germana Emilia,
n'andar là dove della madre è l'urna,
appena il sol tutta ne indora l'etra,
e devota librar su quella pietra.
PUBLIO
(dopo aver fissato attentamente Murena)
(Sul labbro a stento il core
gli pone il detto!... Oh, dubbio... oh, rio timore!... )
MURENA
(a' congiunti)
Altri di voi, miei cari,
in traccia della figlia il piè rivolgano...
Altri, le tede nuziali apprestino,
fra le mura domestiche.
Publio, son teco, e accogli,
quanto Murena appresta al tuo contento...
(Io gemo intanto, e il cor mancar mi sento!... )
Publio e Murena co' sacerdoti e i magistrati,
vanno
verso il Campidoglio. Il popolo e l'esercito si ritira.
I
congiunti di Murena, parte entrano nella sua casa, ed
altri vanno in traccia della figlia.
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