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Interno della casa di Murena. Infondo un intercolonio,
che mette nella strada, e ne' giardini.
Argelia, poi Settimio, in seguito Coro de' congiunti
di Murena; infine lo stesso Murena.
ARGELIA
Ognun rimane, ove di nozze crede
veder compiuto il rito.
Da tutt'io lunge intanto, qui potrò
rivederlo... Ma... non m'inganno... E’ desso.
SETTIMIO
(entrando guardingo, e con somma circospezione)
Publio paga ti rese. Ecco Settimio...
Argelia. …A che mi brami?
Se fra poco morir degg'io?
ARGELIA
Ch'il vuole?
SETTIMIO
Seian, che di Tiberio
gode l'alto favor, ch'invido ognora
de' lauri miei, colpevol mi
dipinse.
Quel branco vil d'iniqui a me nemici,
che cerca il sangue mio.
Sangue che fin le belve rispettaro
nell'esilio.
ARGELIA
Che narri!
SETTIMIO
Il vero, Argelia.
Tanta non serba l'uom riconoscenza,
quanta ne sente il bruto, e il più feroce,
se di Roma lontan quanto soffersi,
la trista istoria tesserti volessi.
Troppo lunga saria. Saper ti basti,
che negandomi asil qualunque regno,
fin nel Caucaso giunsi.
Quivi per tetto atra spelonca elessi;
né avea compagni al duol
che m'assalia
fuori di te, la cara immago, quando
da ruggito fui scosso di leone.
A me appressar lo vidi.
Tremai! M'offrii suo pasto!
Ma lunge dall'offendermi,
quasi cercasse aita,
sollevandol mostravami
l'artiglio
tutto di sangue intriso,
e dentro cui confitta era una spina,
che ardito io trassi, e che perciò d'allor
di me compagno e difensor divenne.
ARGELIA
A' detti tuoi tremar sento ogni fibra!
SETTIMIO
Ma già trionfanti l'aquile romane,
la Sarmazia inondavano;
ond'io di là fuggendo,
nell'Epiro pervenni,
e misurando l'intervallo angusto,
che dalla patria mi tenea diviso,
osai tornare in Brindisi,
e di Flavio al soggiorno il piè rivolsi...
ARGELIA
Di quel Flavio, che quando andasti in bando
in pianto si stemprava?...
SETTIMIO
In falso pianto.
ARGELIA
Che ascolto!
SETTIMIO
Moribondo lo rinvenni.
Lo spasimo, l'angoscia il soffogava;
né l'ultimo respiro trar potea.
Mi vede, balza: tutta
la trama mi disvela!
E, sé includendo, noma
de' traditori
il primo...
Un!... Ch'io, no, nol credei!
E il porgermi più fogli... Dirmi, salvati!
Abbracciarmi, spirar! Fu un lampo.
Avido il guardo allor lo
scritto scorsi,
e fra i nomi segnati a danno mio...
Ahi! qual vi lesse in prima!..
Ognor che mel rammento.
Rabbrividir, raccapricciar mi sento.
ARGELIA
E qual?
SETTIMIO
D'un uom cui fu mio padre, amico,
e che pel padre a' primi onori ascese.
ARGELIA
(concentrata fra sé)
(Qual tremendo sospetto!)
S'ode venir gente.
SETTIMIO
Chi s'avanza?
ARGELIA
(guardando verso la soglia)
Di Murena i congiunti,
che il passo traggon verso quei giardini,
dov'oggi a Publio, Imene,
annodarmi dovria.
Mesti fra lor parlando van!... Che fia!
CONGIUNTI DI MURENA
(si fermano sulla soglia, e parlando fra loro dicono)
Nel suol dove vagì,
sul fiore dell'età,
il sol del nuovo dì
estinto il troverà.
ARGELIA
Estinto! Ah, vi fermate...
Qui v'avanzate ... Dite?
Chi mai morrà! ...
CORO
Settimio!
SETTIMIO
(tenendosi in un cantone)
Oh ciel!
ARGELIA
Che sento!
Ed il senato?
CORO
A morte il condannò.
ARGELIA
Crudeli! Barbari! E mio padre... può...
CORO
Non l'oltraggiar così,
ei nel segnar tremò.
Pianse, s'impallidì.
La man gli si gelò.
(partono)
SETTIMIO
(fra sé da una parte)
(Cagion del suo terror gli era il rimorso.)
ARGELIA
(dall'altra)
(Dunque innocente è il genitor!)
SETTIMIO
(risoluto)
Si vada.
Addio.
(per partire)
ARGELIA
(trattenendolo)
No, non morrai.
SETTIMIO
Che dici?
ARGELIA
A me quei fogli.
SETTIMIO
Ah, tu non sai
ARGELIA
Se d'amistà sacro dover tel vieta,
a me l'impone amor. Lascia ch'io voli
al prence, e il traditor disveli.
SETTIMIO
Ah, taci...
ARGELIA
Che perda e vita e fama
chi spento te volea.
SETTIMIO
Deh, ti raffrena.
ARGELIA
I fogli...
SETTIMIO
Che mi chiedi?
ARGELIA
Il nome, il nome dimmi
dell'empio! Invan l'arcan
più custodisci.
SETTIMIO
Ebben? Tu 'l vuoi?...
(cava rapidamente i fogli e mostrandoglieli)
Leggilo! Inorridisci.
ARGELIA
(leggendo)
Mu ... re ... na!... Il
ge ... ni ... to ... re!...
SETTIMIO
La mia rovina ordì.
ARGELIA
Mio padre! Ahi, quale orrore.
(atterrita)
SETTIMIO
D'infamia mi coprì.
ARGELIA
L'autor de' giorni miei,
qual traditor, morrà.
SETTIMIO
No. Dal mio sangue ingenuo,
e pace e vita avrà...
(porgendogli i fogli)
Prendi. Son tuoi. Gli struggi.
ARGELIA
E vuoi?...
SETTIMIO
Morir per te.
ARGELIA
Ah no. Rapir tua morte, tanta
virtù non de'!
SETTIMIO
Già la rapi Murena,
quando mi spinse in bando;
l'ha spenta, or che in senato,
segnato ha il mio morir.
ARGELIA
Pianse però Murena,
quando ti spinse in bando:
oppresso... or... lacerato
sarà dal tuo morir.
Murena di dentro, compreso da spavento.
MURENA
Chi mi trascina!... Lasciami.
SETTIMIO
Qual voce!
ARGELIA
Ah! chi sarà.
MURENA
Chi m'incatena! Scioglimi.
SETTIMIO
M'involo.
ARGELIA
Arrestati...
Nel mentre Settimio si volge per partire, ed è
trattenuto da Argelia, entra Murena, pallido,
spaventato, e trovandosi a fronte Settimio,
rifugge, atterrito dalla sua vista. Argelia che
rimarca il fremito di Settimio si nasconde in
seno le carte. Quest'azione è preceduta da un
grido che mettono tutt'i tre personaggi.
ARGELIA, SETTIMIO e MURENA
Ah!...
MURENA
(con voce cupa ed interrotta)
Ei stesso! ... La mia vittima ...
Qual Dio mel guida! ...
Ah, dove mai nascondermi ...
Che!... la mia destra...
SETTIMIO
(si avvicina a Murena e prendendolo per mano)
Si…è questa…eccola…vedila!…
che sempre infida!…
financo al fier supplizio…
ti condannò…
Da' Numitu, le folgori…
invoca implora! …
Diventi… e fumo… e cenere…
la destra infida…
Ma…non ch'io mora…
che odiar…la luce…il vivere…
né aver…mai morte…
è il più crudele strazio…
che dar si può. …
Fra le mie braccia... Flavio…
mentre moriva …
la trama iniqua e perfida…
a me scopriva …
Ed il suo labbro gelido…
sciogliendo appena…
Murena è il primo complice…
disse…e spirò…
Ingrato! …E a che tant'odio…
per me nudrivi…
Che mai ti feci? io misero…
che mi tradivi? …
Ma son romano! … accertati!
…
e nell'arena...
dato a brutal ferocia…
per te, morrò.
ARGELIA
M'invade... e opprime un palpito!...
(non tralasciando d'osservare Murena e Settimio)
Mi reggo appena...
Mi corre... un gelo... un tremito...
di vena in vena...
Pietosi Dei, salvatemi ...
l'amante... il padre...
Tergete le mie lagrime ...
o spirerò.
Qui vengono quattro confidenti di Publio, e
volti a Settimio, dicono:
CONFIDENTI DI PUBLIO
Riedi, Settimio al carcere...
Non indugiar.
SETTIMIO
Vi seguo.
(partono i confidenti di Publio)
Lacera i fogli. Rendili
fiamme...
MURENA
(colpito)
Quai fogli?...
ARGELIA
(subito)
Quei,
che le tue cifre serbano
l'accusa!
MURENA
Oh, mio rossor...
(si getta a' piedi di Settimio, e stringendogli le
ginocchia)
SETTIMIO
Che fai? ...
MURENA
Settimio ... ascoltami...
Ti è cara Argelia? È tua...
Chiedi vendetta? ... Svenami...
Dovizie... figlia ... sangue ...
che brami?... È tutto tuo ...
Salvami... il solo onor...
SETTIMIO
(rialzandolo)
Pago sarai...
MURENA
Deh, fermati...
Fuggi con lei.
SETTIMIO
Che dici?...
Publio!... Tradir... l'amico...
ARGELIA
Possente egli è...
SETTIMIO
Tacete.
(sdegnato)
Né più mi ricoprite,
d'infamia e disonor...
(Settimio si svincola da Murena ed Argelia,
ma vedendoli immersi in profondo dolore)
(ad Argelia)
Piangi?... Ti rasserena ...
Più aggravi il suo dolor ...
(a Murena)
Tremi?... Ti rassicura...
Non perderai l'onor...
E quando fredda polvere,
mi chiuderà la terra,
le vostre luci bagnino
quel sasso, che m'inserra:
e più di queste lagrime,
grato quel pianto è allor.
ARGELIA
Parti!... Non ho più pace…
Immenso è il mio dolor…
M'ami?... Cosi spietato…
trafiggi a morte il cor...
Ah, pria che cadi esanime,
il padre è già sotterra:
ah, quando sarai polvere,
la tomba già m'inserra:
e vane son le lagrime;
tardo quel pianto è allor.
MURENA
Fug'gi?... Son
disperato!...
Estremo è il mio dolor...
L'ami?... L'uccidi intanto,
col tuo crudel rigor...
Giunse mia vita al termine;
spento n'andrò sotterra:
non vedi, che ad accogliermi,
la tomba si disserra.
E chiedi le mie lagrime...
Parli di pianto ancor.
SETTIMIO
Lascia...
ARGELIA
Ti ferma...
MURENA
Ascolta...
SETTIMIO, ARGELIA e MURENA
Non v'è per me pietà...
SETTIMIO
Vanne...
ARGELIA
T'arresta...
MURENA
M'odi...
SETTIMIO, ARGELIA e MURENA
È troppa crudeltà!...
Settimio fugge, Murena vorrebbe seguirlo, ed
Argelia lo trattiene.
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