Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Domenico Gilardoni
L'esule di Roma

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO SECONDO
    • Scena sesta. Settimio assiso su d'un sasso
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Scena sesta. Settimio assiso su d'un sasso

 

SETTIMIO
L'ora estrema s'appressa. Argelia, Argelia!
Appena ti rividi,
che perderti dovrò? Crudel destino.
Il traditor Murena... Ah, s'io volessi...
Giurai salvarlo, ebbene!
a costo di mia vita il salverò.
Atro silenzio mi circonda intorno.
La morte omai sospiro.
Coll'infamia morrò... oh ciel! che pena...
Argelia! Ah, non sparir dalla mia mente,
che soffrirò, se il mio pensier tu scorti,
mille atroci tormenti, e mille morti.
Lontan da te mio bene,
quest'alma ognor penò,
ma cessano le pene
or che per te morrò.
In sen di Stige almeno
ah, sì ti rivedrò,
teco felice appieno,
anima mia sarò.

CORO di DENTRO
Il proscritto.

SETTIMIO
(al Coro che sorte)
E grida, e faci dunque...

CORO
Speme più non v'ha.
Poco resta, e udrai la tromba,
che il tuo fine avvertirà.

SETTIMIO
Squilli pur; il tristo invito
vacillar non mi farà.
Deh, calma Argelia i gemiti,
non mi chiamar ingrato,
se fui cagion di perderti
no, non è colpa in me.
Del disonore al grido,
di sdegno avvampo e fremo,
ma fu mio voto estremo
sol di morir per te.

CORO
Al suo destino io gemo,
più speme ah no non v'è.

Partono tutti.

Piazza come nell'Atto primo.




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License