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SETTIMIO
L'ora estrema s'appressa. Argelia, Argelia!
Appena ti rividi,
che perderti dovrò? Crudel destino.
Il traditor Murena... Ah, s'io volessi...
Giurai salvarlo, ebbene!
a costo di mia vita il salverò.
Atro silenzio mi circonda intorno.
La morte omai sospiro.
Coll'infamia morrò... oh ciel! che pena...
Argelia! Ah, non sparir dalla mia mente,
che soffrirò, se il mio pensier tu scorti,
mille atroci tormenti, e mille morti.
Lontan da te mio bene,
quest'alma ognor penò,
ma cessano le pene
or che per te morrò.
In sen di Stige almeno
ah, sì ti rivedrò,
teco felice appieno,
anima mia sarò.
CORO di DENTRO
Il proscritto.
SETTIMIO
(al Coro che sorte)
E grida, e faci dunque...
CORO
Speme più non v'ha.
Poco resta, e udrai la tromba,
che il tuo fine avvertirà.
SETTIMIO
Squilli pur; il tristo invito
vacillar non mi farà.
Deh, calma Argelia i gemiti,
non mi chiamar ingrato,
se fui cagion di perderti
no, non è colpa in me.
Del disonore al grido,
di sdegno avvampo e fremo,
ma fu mio voto estremo
sol di morir per te.
CORO
Al suo destino io gemo,
più speme ah no non v'è.
Partono tutti.
Piazza come nell'Atto primo.
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