Scena undicesima ed ultima. Argelia, Leontina, Congiunti e Schiave,
Settimio, Murena, Publio
Il ponte e la piazza sottoposta, vengono
ingombrati
da popolo, e soldati. Mentre Argelia
è per fuggire.
LEONTINA, CONGIUNTI e SCHIAVE
Ferma il piè. Serena il ciglio...
a letizia schiudi il cor.
ARGELIA
Che recate?
TUTTI
A te vedrai,
chi nel cor t'impresse amor.
ARGELIA
Che: Settimio! Forse ...
TUTTI
È salvo.
ARGELIA
Salvo!... E il padre? ...
TUTTI
Il padre ancor.
ARGELIA
Ciel: fia vero! Ah, dove
sono?...
TUTTI
Mira: e amante e genitor.
Murena abbracciato a Settimio, e questi a Publio,
seguiti da Lucio e Fulvio vengono in iscena. Murena
nel vedere la figlia, verso lei si slancia con somma
tenerezza.
ARGELIA
(fuori di senno a Settimio)
Come in vita! Deh, ti spiega.
SETTIMIO
Quella belva, che a me grata
fu d'allor ch'errava in
bando,
là nel circo mi salvò.
ARGELIA
(colpita)
Qual prodigio!
(a Murena)
Ah, di', e Tiberio?
MURENA
Sol perché l'errore io piansi,
mi die' vita, ma il mio nome,
dal senato cancellò.
PUBLIO
Ed appena l'innocenza
sul delitto trionfò!
Il colpevole Seiano
discomparve, e s'involò.
ARGELIA
Ah, che un nulla a tanta gioia
son le pene, son gli
affanni.
Terge il pianto di tanti anni
questo istante di piacer!
I RIMANENTI
Terge il pianto di tanti anni
questo istante di piacer!
ARGELIA
Ogni tormento
qual nebbia al vento,
si dileguò,
svanì, cesso.
In un baleno,
la calma in seno,
si ridestò;
il cor brillò.
I RIMANENTI
Ogni tormento
qual nebbia al vento
si dileguò. svanì, cessò.
TUTTI
Grazie renda ogni labbro in un canto,
al gran Nume che impera sugli astri;
che per diva virtude, ed incanto
ogni duolo in contento cangiò.
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