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Le baiadere ed i balok arrivano danzando: il
popolo, ed i fachiri arrecano le offerte al Nume.
BRAMANI, SACERDOTI e SACERDOTESSE
Al monarca sovrauman,
re de' Numi, Dio sovran,
che fia sempre, ed era già
pria che 'l tempo avess'età;
che ad un fiato, ad un respir
puote il mondo far crollar;
polve l'uomo addivenir,
corpo l'ombra ritornar;
al grand'astro che primier
su le sfere sfolgorò,
l'orbe cieco illuminò,
fu del giorno il condottier,
le stagioni variò,
al creato die' color;
al cui riso, al cui fulgor
l'universo s'animò;
danze, e giuochi, ed inni e voti,
trombe, cetre, ed oricalchi,
tutti spieghino, devoti,
il gioir d'un sì bel dì,
che fra lauri mireremo
ritornar nella cittade
vincitrici quelle spade,
che per l'Indo ognun brandì.
TUTTI
Tu mirasti il Lusitan
sciór le vele all'Ocean,
ed audace qui venir
i tuoi templi a incenerir;
discendesti, e 'l patrio acciar
di tua possa si vestì;
di nostr'armi al balenar
cadde l'oste, impallidì.
Tu ascoltasti il pio guerrier,
che smarrito t'invocò,
e 'l tuo raggio lo guidò
di vittoria pel sentier;
la tua fiamma divampò
de' tuoi figli in ogni cor,
e la destra d'Idamor
vinse, spense, trionfò.
Lode a te che nel periglio
desti invitto difensore,
che di sangue ostil vermiglio
tinse il Gange, lo salvò.
Lode a te che nel suo petto
incendesti tue scintille,
onde all'ombre a mille a mille
gli sconfitti tramandò.
I SEI BRAMANI
(dalla soglia del tempio)
Il pontefice degna
a voi mostrarsi, o popoli,
umile a lui si prostri ognun.
Tutti s'inginocchiano.
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