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Domenico Gilardoni
Il paria

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  • ATTO PRIMO
    • Scena terza. Akebare, infine Neala, Zaide
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Scena terza. Akebare, infine Neala, Zaide

 

AKEBARE
Sorgete.
Brama, non men che l'igneo Dio, gradirà
i cantici pietosi: gl'innovate,
allor che il patrio suolo
ricalcheran le trionfanti squadre.
(discende dal tempio, e venendo innanzi)
Ma... Neala?... Che miro!...
Par che l'insegua alcun...
Neala viene dal soggiorno delle sacerdotesse, come se
fosse perseguita. Poi si ferma guarda di nuovo donde è
venuta. Si copre il volto per l'orrore. Passa dalla parte
opposta ovAkebare, e senza accorgersi ch'è il padre, si
tiene a lui abbracciata.
Tu tremi?... Piangi?...
Si scuote alla voce del padre, e con rispetto si scosta a
poco a poco.
Svela al supremo in fra i ministri sacri
qual ria cagion sì ti rattrista, e t'ange?...

NEALA
Orrendo sogno!... Vision tremenda!...

AKEBARE
Che mai t'apparve? Di'?

NEALA
Si. Tutti udite
Non ho forza

AKEBARE
Obbedisci.

NEALA
Inorridite:
parea che mentre l'àloe
mia destra all'ara desse,
a un tratto fosca e pallida
la sacra fiamma ardesse!...
Lunge fuggisse il tripode,
il tempio si scuotesse!...
Ahi, più non posso dir...
Mi manca già il respir!...

AKEBARE
(Un lampo a quell'accento
balena al mio desir.)

TUTTI
A quel sinistro accento
mi sento abbrividir!
(a Neala)
Prosegui. L'atro evento
tutto ne lascia udir.

NEALA
S'avventa al core un aspide,
lo squarcia, l'avvelena;
e gemebonda a un ... Paria!...
M'annoda, m'incatena!
Sfonda il terren, precipito,
dannata a eterna pena!
Ahi, che m'agghiaccia il cor
l'idea d'un tanto orror!

TUTTI
(ad Akebare)
O tu, luce del vero,
interprete del ciel,
deh, spiega un tal mistero,
sgombra l'arcano vel.

AKEBARE
(fra se)
(Porga a Idamor la mano,
sposo la stringa al sen.
Prestigio falso e vano
serva a un privato ben.)

NEALA
(fra se')
(Me, che agli altari tuoi
seppe Idamor rapir,
punisci, o Dio, se il vuoi,
ma rea non mi scovrir!)

AKEBARE
(in tuono ispirato)
Sciolta Neala, e libera
da' voti suoi, da l’are,
i Numi lei concedono
consorte ad un guerrier.

TUTTI
Ed è costui?

AKEBARE
Fia noto
allor che su l'altare
giuri obbedir me, interprete
del Divo, e sol voler.

TUTTI
(Nodoeccelso a stringere
non havvi che Idamore.
Ei forte, prode, ed inclito,
è d'ogni eroe maggior.)

NEALA
(Ahi, lassa! Son pur misera!
No, che non è Idamore!
Ei mai non volle cedere,
piegarsi al genitor!
Ah, che un raggio di speranza
più non veggio, non m'avanza
Oh, Neala sventurata,
e vivrai senza Idamor?
No, la vita io non desio,
se non è dell'idol mio;
solo accanto a lui respiro;
per lui solo io sento amor).

AKEBARE
(M'è pur grave ad un che abborro
dare ancor la istessa figlia!
Ahi che il core nol consiglia,
ma si renda schiavo il cor!)

TUTTI
Già fastoso vola amore,
già inghirlanda, tesse, e intreccia
colla rosa, colla freccia
la beltade, ed il valor.

AKEBARE
Gemina pompa nel gran tempio adunque
al ritornar delle vittrici insegne
a compier, sacerdoti, v'apprestate:
e l'onor del trionfo
alle temute schiere;
e 'l nodo che inspirommi da le sfere
il Nume. Intanto ogni tribù si renda
fuor de la selva, e il vincitore attenda.

Akebare co' bramani rientra nel tempio. Tutte le altre
tribù si ritirano. Neala, Zaide, e le sacerdotesse
rimangono in iscena.

NEALA
(Sì: decisi. La morte!...
Niuno, tranne Idamor, mi fia consorte!)

ZAIDE
Neala? Ah, perché mai nel più lieto
quel palpitar frequente, e irrequieto?
Un ridente avvenir non t'offre?...

NEALA
Oh, cara,
qual mai compenso v'ha che adegui appieno
l'età dell'innocenza,
ch'io qui trascorsi a voi compagna? Amiche,
ah, pria che v'abbandoni, (e chiuda i lumi!)
de l'amor mio ciascuna un pegno s'abbia.
Questo monile il cui lavor lodavi,
Sulla collina comparisce Zarete. La prima a scorgerlo è
Zaide.
Delide è tuo; e a te, Zaide...

ZAIDE
Un veglio!
Uno stranier!

NEALA
Le sue sembianze, gli atti
son d'uom, che d'atra pena vien consunto.

ZAIDE
Del sacro cinto oltrepassò la meta!
Tosto si rieda, o suore...

NEALA
E che? Un vegliardo
privo d'ogni difesa,
potria destarvi tema?...
Prestiamgli aita, egli compianto inspira.
Mirate: è prono al suol! Geme! Sospira!




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