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IDAMORE
Là dove al ciel si estolle
per mille e mille ripetute grida,
di plausi adorno d'Idamore il nome,
stupido il cor parca di vita privo!
Qui dove il salce su l'avello piange,
e de le tombe il sol silenzio regna,
palpita in sen, tutto divampa, e m'arde!
Sì: più che onor d'impero,
puote forza d'amor! Delizia porge!
Come vaghe a me rende
quelle soglie ove tragge il dì Neala!
Caro quel marmo in cui ripor solea
i suoi pensieri! Io mi vi appresso, e intanto
di gioia il ciglio dolce versa un pianto.
(si appressa ad una colonnella, trovata una ghirlanda
la svolge, e trattone un foglio legge)
"Brama scioglie i miei voti.
Sposa me dona il padre ad un che ignoro.
Ma fida a te son'io
senza poter vederti, io moro. Addio."
(gli cade il foglio di mano e rimane colpito)
Lontano, più l'amai...
Pugnando, a lei pensava...
Ferito, io la chiamava...
Vinceva, e lei vedea...
Gloria, poter, trofei,
mentre recava a lei...
a lei... soltanto... a lei...
la perdo, e mia non è!...
Ma no, non v'ha, o Neala,
chi possa a me involarti!
Non v'ha chi per ritrarti
donde sepolta sei,
s'opponga a' passi miei,
osi arrestarmi il piè!
Fin dove sorgono
i sacri altari,
se pur ti avessero
in braccio i Numi,
da lor disvellerti
io ben saprò!
E ognor sorridere
a me d'accanto
vedrò que' lumi,
per cui quest'anima
i primi palpiti
d'amor provò.
Ma chi è colui?... Nel manto il volto asconde!
E con cammin sospeso
il passo avanza, e 'l guardo torna indietro!
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