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Domenico Gilardoni
Il paria

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO SECONDO
    • Scena seconda. Akebare ed Idamore
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Scena seconda. Akebare ed Idamore

 

IDAMORE
Fra l'ombra de la notte,
e in questo loco, a sé Akebar mi chiede?

AKEBARE
Quell'Akebar, che tuo nemico credi.

IDAMORE
Quai detti!

AKEBARE
Or t'offre quanto di più caro s'abbia.

IDAMORE
Che mai?

AKEBARE
La figlia.

IDAMORE
(deponendo la sua dignità)
Tu?... Neala?...

AKEBARE
Ovpago il tuo core,
lei consorte a te rendo al novo albore.

IDAMORE
(stringendogli, e quasi baciandogli la mano)
Ah, che bramar potrei di più? < Tel sappi,
primi miei trionfi,
amore a lei m'avvinse,
quando del serto il crin sua man mi cinse! >

AKEBARE
A tanta pompa adunque
le schiere ancor fian pronte.
(Piegasti pur superbo a me la fronte!...)
Si ritira.

IDAMORE
Ei la figlia mi dona...
E il padre?... Ahi, lasso!... Per fuggir, m'attende.
Ch'io qui venia seppe Neala intanto...
Ed or la rivedrò? Che mai risolvo?
Ah sì... paria svelar mi deggio a lei...
e certo io son che allor meco Neala...




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