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Domenico Gilardoni
Il paria

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  • ATTO SECONDO
    • Scena terza. Idamore e Neala
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Scena terza. Idamore e Neala

 

NEALA
Idamor? Sul tuo labbro era il mio nome?
Se il padre...

IDAMORE
(confuso)
Non temer, compie i tuoi voti.

NEALA
Che! Ti spiega?

IDAMORE
(freddamente)
Tuo sposo me destina.

NEALA
Ciel! Fia vero? Idamor? Sei mio? Tu taci!
Figgi lo sguardo al suol? Né il tuo sembiante
tanta scoperse mai
tristezza quanta or che mia destra avesti
ravvisarne mi è dato?...

IDAMORE
Neala?...

NEALA
Parla...

IDAMORE
È immenso
l'amor che per me nutri?

NEALA
E tu? Chieder mel puoi? Spenta financo
io sempre t'amerò,
più che t'amai finora,
s'è ver che s'ama oltre la tomba ancora.

IDAMORE
Né perché de' guerrieri il prence or sono m'ami?

NEALA
Amo Idamor. Del caso è l'opra
la tua grandezza, e di volubil sorte
schiavo è il grande. Virtude è sol tesoro,
ch'eterno vive. Io tua virtude adoro.

IDAMORE
Adunque tu pietade avrai pur'anco
de l'uom che per ventura
nacque di lor, che senza colpa alcuna,
a viver son costretti
miseri, erranti, dispregiati, abbietti!

NEALA
Di chi favelli mai?

IDAMORE
De l'infelice,
che al mondo i rai dischiuse,
e forza, non ragion dal mondo escluse!

NEALA
Cielo! Forse!...

IDAMORE
Del pa...

NEALA
Deh, taci, ah, taci!
Miseri noi se nel recinto sacro
la maledetta casta il piè volgesse!
Vedresti il ciel fosco, sanguigno farsi!
Spalancarsi il terreno,
e seppellirne entrambi entro 'l suo seno!

IDAMORE
È s'un di loro ignoto vien fra voi,
pugna, vince, trionfa,
e col proprio suo sangue il vostro salva?

NEALA
Svelandosi non mai
la vita in premio avria,
sempre trafitto egli cader dovria!
Io stessa, io stessa, me l'impone il Nume,
dargli morte dovrei,
se mel vedessi innanzi agli occhi miei!

IDAMORE
Un d'essi, ahi, pur s'aggira fra queste piante!

NEALA
(abbracciando Idamore)
Ah! ch'io nol vegga!

IDAMORE
Troppo
si tenne occulto. A te mostrarsi ei vuole.
Egli è già presso.

NEALA
(passando all'altro lato d'Idamore, ed afferrando il suo pugnale)
Ov'è?... L'altro tuo ferro meco unito brandisci. Feriamo!

IDAMORE
(gettandosi a suoi piedi)
Ebben: lo sposo tuo ferisci!

NEALA
(le cade il pugnale, rimane immobile, e senza guardarlo)
Ei stesso!!!

IDAMORE
A un culto barbaro il tuo consorte immola!

NEALA
Ah, fuggi, e i Numi s'abbiano
il sangue di me sola!

IDAMORE
Sangue gli Dei non bramano.

NEALA
Gli Dei non l'han prescritto?

IDAMORE
No: legge rea, tirannica, ne presta all'uomo il dritto!

NEALA
Vero fu il sogno! Involati... Ch'io porti altrove il piè.

IDAMORE
(sorge, e trattenendola, le prende la mano, e dice)
Parti? E un sol guardo ed ultimo
nemmeno aver da te?
La mano tua, deh, vedi;
or che concedi,
ch'io stringa al core di te sola amante;
non trema, si disserra,
manca la terra!
Non di sanguigne nubi il ciel si covre!
Né dal celeste regno
voce di sdegno
a noi parlò!
Non fulminò!
Tutta tranquilla e pura,
mira, è natura,
ve' come intorno è cheto ogni palmeto;
come financo arride,
e a me sorride
l'astro di notte con l'argenteo raggio.
E tu crudel soltanto
condanni al pianto
chi t'adorò?
Te sol'amò?

NEALA
Ahi, come a quell'accento,
svanire io sento
l'orror che di sua stirpe avea finora...
Ahi, che lasciarlo, oh Dio!,
no, non poss'io...
Assai soave in cor scende il suo detto!...
Non più. Di me disponi.
Che vuoi? Lo imponi
Sì. Tua sarò
con te vivrò.

IDAMORE
Tu? Mia?

NEALA
Tel giuro.

IDAMORE
Il sei,
ove compiuto il rito,
che a te mi rende unito,
meco fuggir...

NEALA
Fuggir!

IDAMORE
Nol puoi?...

NEALA
Che udii!

IDAMORE
Rimanti.
Io sol
(per andare)

NEALA
T'arresta

IDAMORE
E Spero?

NEALA
Vincesti!...

IDAMORE
Oh ciel! Fia vero?
Lo sposo tuo seguir!...

NEALA
Ahi, come non seguirti,
se il cor più mio non è...

IDAMORE
Ahi, quale, nell'udirti
contento io provo in me!

IDAMORE e NEALA
Sarai tu sempre, o cara/caro
il solo mio pensiero;
ognor dal tuo volere
il mio dipenderà,
e se fra le tue braccia
avvien che un giorno io mora,
bella la morte ancora
allor per me sarà!

IDAMORE
All'ara andiam mio bene,
amor ci annoderà!

NEALA
Su le deserte arene
amor ci guiderà!

Partono.

Antichissimo tempio diruto, e formato nell'incavo d'un
monte. Sui massi si scorgono scolpite le stragi de' paria.




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