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ZARETE
Notte, ch'eterna a me parevi, eterna
a che per me non fosti?...
A tal ridotto or non sarei, che fuggo
la luce, e par ch'ella m'insegua ovunque!
Gente appressar mi parve,
e forza fu di nuovo uscir dal grembo
de la foresta, dove attesi indarno
il fi... No... Che mai dico!...
Il traditore! Il mio più fier nemico!...
Ma dov'io trassi il piede? Ove mi trovo?
Numi!!! Ahi, ben ti ravviso,
alla scolpita roccia,
recinto infame di delitti pieno!...
In dì sacrato a strage d'ogni Paria,
mel rammento, di qui con la consorte,
solo in fuggir trovai scampo alla morte!...
Quest'è il terren che bevve
per man sacerdotal sangue innocente!
Ahi, dì fatale! Ancor mi sei presente!
Qui pel figlio una madre gridava:
nol ferite! Me sola uccidete!
Là pel padre donzella esclamava.
Deh, salvatelo, e me trafiggete.
Pel germano la suora moriva;
per la sposa il consorte si offriva...
E spietato il Braman furibondo,
sordo al pianto, e col ferro alla mano,
di sangue avido e ognor sitibondo,
padre, figlio, consorte, germano,
sotto l'empio e sacrilego acciar,
esultava in vederli spirar!
CORO
(di lontano)
Mai fulgido così
l'aurato crin dal mar...
ZARETE
Alcun s'inoltra?... Ah sì...
fia d'uopo ognun schivar.
Zarete si nasconde dietro un masso. In questa andando
verso il
tempio il coro de' sacerdoti, e recando la corona per Idamore,
e
l'onda lustrale dice:
CORO DEI SACERDOTI
Mai fulgido cosi
L’aurato crin dal mar,
nel ricondurre il dì,
spiegò l'astro maggior.
Volgiamo al tempio il piè,
e voli ad annodar
indissolubil fé
Neala ed Idamor.
Si perdono di vista attraversando la scena.
ZARETE
Che intesi! Oh, cielo! E v'ha
maggior del mio martir?
Cotanta crudeltà
nel figlio discovrir!
Fra' nemici un Idamor
come mai poter gioir!
e spietato, il genitor
obbliare e fin tradir!...
Questa adunque o figlio ingrato,
dopo il corso di tanti anni,
spesi in lagrime ed affanni,
questa adunque è la mercé?
Ma se il padre abbandonasti,
e il rendesti disperato,
godi appieno o figlio ingrato,
lo vedrai spirarti al piè!
Il sacro, io varcherò
augusto limitar!
Me Paria svelerò
al barbaro Akebar!
Atrio maestoso, ed ombreggiato di palme. In fondo
l'interno del tempio di Brama cui si ascende per vasta
scalinata.
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