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TUTTI
Oh, vista! Moia!
NEALA
(Lo straniero!)
IDAMORE
(Oh suol m'ingoia!)
TUTTI
Non s'indugi al trucidar!
Morte...
ZARETE
(subito)
Morte vogl'io.
Mi è d'uopo. Non la temo. Io la desio.
Ma tu, sommo bramano,
che in tanto errore avvolgi il core umano,
in che diverso sei
dai paria che tu vuoi proscritti, e rei?
Forse non abbiam noi
un sangue ne le vene al par di voi?
O pur vedesti mai
oscurarsi per noi del sole i rai?
Od arretrarsi il flutto,
e su la pianta inaridirsi il frutto?
Sei polve qual son'io,
tutti siam prole d'uno stesso Dio;
e s'eguale n'è il merto,
e 'l sacerdote e 'l figlio del deserto,
là nell'asilo eterno
eguale ognun sarà!
E tutti al sen paterno
il Nume accoglierà!
AKEBARE
(E un Dio gli porge ascolto!)
CORO
(Né crolla il tempio, e vi riman sepolto!
Non sorge orrenda face,
che spenga e incenerisca il labbro audace!
Maligno spirto è in lui,
ma in breve scenderà ne' regni bui!
Sotto il più fier tormento
la spoglia sua cadrà!
E sparsa in brani, il vento
gli avanzi sperderà.)
NEALA
(guardando Idamore)
(Ei trema! Impallidisce!
A lui parlar vorria, ma non ardisce!
Ei forse il conoscea!
E se quegli lo svela? Ahi, quale
idea!
Vittima ei pur cadria!
E di Neala, oh, cielo, allor
che fia!
Ah, sì. Quel ferro istesso,
che a me lo involerà,
vibrando ov'egli è impresso,
unirmi a lui saprà.)
IDAMORE
(La sua morte è sicura!
Qual tumulto in me desta amor, natura!
Deh, mi consiglia, o cielo,
parlo? Taccio? Mi scopro? O ancor mi celo?
In così rio periglio,
difesa può niegare al padre un figlio?
Ahi, che nel mentre il core
frenarsi più non sa!
Pur mi rammenta amore...
Aver di lei pietà!)
(appressandosi a Neala, e di soppiatto indicando Zarete)
(Salvalo.)
AKEBARE
(a Zarete)
Scellerato!
NEALA
(a Idamore)
Tu lo conosci!
IDAMORE
Assai.
ZARETE
(guardando Idamore)
(Fugge il mio guardo! Ingrato!)
AKEBARE
(alle guardie)
Quell'empio pera ormai!
NEALA
(gettandosi subito ai piedi di Akebare)
Deh... un... folle... ardir perdona...
Trionfi... in... te... pietà...
AKEBARE
Ed osi?... Oh, quale orrore!
Tu d'implorar?
ZARETE
(alle guardie)
Ferite!
IDAMORE
(alle stesse)
Fermate!...
AKEBARE
E tu... Idamore!
Olà, me solo udite.
Svenate!
IDAMORE
(facendosi scudo a Zarete, e gettando il ferro a
piedi
delle guardie)
Ebben: svenate col padre il figlio...
TUTTI
Ah!!!
IDAMORE
Ma un sangue ch'io versai
la patria per salvar.
Pietade...
AKEBARE
Un paria mai
non può pietà sperar...
gli Dei v'han maledetti!
TUTTI
Ahi, mi si gela il Cor!
(A quei profani aspetti
a quei tremendi detti
io manco! Ahi, quale orror!)
AKEBARE
De la cittade tratti fuor le porte
s'abbiano atroce abbominevol morte!
Nel mentre Idamore e Zarete
sono per esser condotti
fuori del tempio, Neala cerca unirsi al suo consorte,
ma
vien trattenuta da Akebare.
ZARETE e IDAMORE
La morte di noi miseri,
fra stragi e tanti orrori,
ai tardi e colti posteri
il tempo additerà!
E legge così barbara,
scudo degli oppressori,
distruggeranno i popoli
de le future età.
NEALA
La benda ch'io mi lacero,
e premo nel terreno,
a tutti fia memoria,
d'amore e fedeltà!
E sciolto il crine, e pallida,
volando a morte in seno;
la tomba a lui serbandomi
il nodo eternerà.
AKEBARE
Morrai tu ancora, o perfida,
se spegnere non sai
l'amor che per un paria
è colpa ed empietà!
E fra l'eterne tenebre
il fallo piangerai,
fuggir vorrai dai reprobi,
ma tardi allor sarà!
ZARETE
Sommo Braman, v'è un Dio!
Paventa! A morte io vò!
IDAMORE
Parto, o Neala, addio,
mai più ti rivedrò!
NEALA
Teco bell'idol mio,
in breve io pur sarò!
AKEBARE
(Regno! L'impero è mio!
Di più bramar non so!)
TUTTI
Giorno sì fiero e rio
su l'Indo mai spuntò!
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