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Domenico Gilardoni
Il giovedì grasso

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  • Scena terza. Ernesto
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Scena terza. Ernesto

 

ERNESTO
(entrando)
Servi, gente,
non v'è alcuno?
Che silenzio,
che deserto!
Qui si fermi il passo incerto,
inoltrarmi più non vo'!
Nina accesa d'altro foco
mi ordisce qualche inganno,
ma ogni trama, ogni gioco,
sarìa nullo, sarìa vano,
perché serba un talismano
pieno d'ottica virtù.
Aspettarla qui non giova,
ad un riso,
un solo occhietto,
scorgerà se il mio sospetto
falso o vero appien si fa,
e se Nina nutre amore
per ignoto mio rivale,
onde avere dal suo cuore
quell'affetto ed io la mano,
sappia ch'io ho un talismano
di profetica virtù.
Or mi rischio e passo avanti.
No, non v'è della prudenza,
sempre flemma e sofferenza,
e vai pure nel Perú.
Nina, Nina,
Nina, insomma,
se tu m'ami
e tacerlo a me tu credi
quel che fuggi e quel che brami,
chi vuoi teco e chi lontano,
mel dirà quel talismano,
d'ogni magica virtù.
spunta alcuno!




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