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Domenico Gilardoni
Il giovedì grasso

IntraText CT - Lettura del testo

  • Scena decima. Stefanina e detti
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Scena decima. Stefanina e detti

 

STEFANINA
(entrando)
Venite, signorina,
(vedendo Ernesto mascherato)
Che? Ah, come mai
vi siete svisato e contraffatto?

NINA
Ma... voi vi conoscete?...

STEFANINA
Certo:
(a Nina)
ma vedete
che ognun di vi brama.

ERNESTO
Verrà, verrà, con me.
Intanto questo invito
(le la lettera)
spedisci al Colonnello...
ma subito!

STEFANINA
Ho capito!

NINA
Che intesi!

STEFANINA
Ma dov'è, dov'è lo sposo?
(sospettando)
È curioso...

ERNESTO
Si, ma vanne!

STEFANINA
Andrò.
(esce)

NINA
... Lo sposo... e voi?
oh, Dio!...

ERNESTO
Il tutto or dirò:
ma se Teodoro amate
l'arcano a ognun celate...

NINA
Già vel promisi, e basta:
l'arcano serberò.
Un raggio in quel detto
sfavilla, risplende,
che avviva, che accende
la fiamma d'amor.
Ah, come di speme
a un sol baleno
già brilla nel seno
mi palpita il cor.

ERNESTO
Mi creda il nemico
sconfitto ed estinto,
ma trovi nel vinto
il suo vincitor...
Oh, come il trionfo
è caro e più degno
se vince l'ingegno,
la forza, il valor.

NINA
Or basta, l'arcano serberò!

ERNESTO
Il tutto vi dirò.
(Nina esce)
Anche questa è fatta:
or non resta che compir
la mia vendetta
contro Sigismondo.
Oh, sorte!... Qui s'avanza un servo.
Ah, fosse quei che guarda Camilla,
onde con un giochetto
potergli in tasca por
questo biglietto.




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