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Andrea Leone Tottola
Il castello di Kenilworth

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  • ATTO SECONDO
    • Scena prima. Leicester e Warney
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Scena prima. Leicester e Warney

 

LEICESTER
Warney, mi arresti invan; bramo vederla,
calmar le smanie sue.

WARNEY
Della regina,
signor, paventa. Il vigile suo sguardo,
cui nulla sfugge, i palpiti dell'alma
ti legge in fronte; e l'aura del sospetto
se pasci nel suo cor, se dal suo fianco
lungi ten vai, tu sei perduto. >

LEICESTER
E vuoi
che una tenera sposa
abbandoni così? Tanto crudele...
no... Leicester non è.

WARNEY
Le sue querele
udrai contro di me. Suppone, ingiusta,
che nemico io le sia.

LEICESTER
La sventurata
merta pietà!

WARNEY
Dunque dell'Anglia al soglio
rinunzia pur. Sappia le tue ritorte
la offesa Elisabetta,
e attendi sul tuo capo alta vendetta.

LEICESTER
Taci! Compiangi almeno
de' miei possenti affetti
il tumulto fatal!

WARNEY
Sleale amico
io ti sarei, se alimentar sapessi
un periglioso amor. Da Kenilworthe
sia tratta Amelia: di Cumnor ritorni
nel lontano castello. Al tempo, al caso
si affidi il suo destino,
e si dissipi un nembo omai vicino.

LEICESTER
Voglio a ciò persuaderla.

WARNEY
Invan lo speri.

LEICESTER
S'ella sarà restìa, cauto tu stesso
allor la condurrai.

WARNEY
Pronto al desio
mi avrai, se il vuoi. (La ingrata è in poter mio!)
(parte)

LEICESTER
Qual difficil cimento!... eccola!... oh, istante!
Mi scorge appena, e a me sen corre ansante!




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