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Andrea Leone Tottola
Il castello di Kenilworth

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  • ATTO SECONDO
    • Scena terza. Lambourne, Warney, Coro
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Scena terza. Lambourne, Warney, Coro

 

Lambourne introduce con riguardo gli
amici di Warney; indi lo stesso Warney.

LAMBOURNE
Cauti, guardinghi, e taciti,
amici, v'inoltrate.

CORO
Noi ti seguiam solleciti...

LAMBOURNE
Sommessi favellate!

CORO
Che brami?

LAMBOURNE
A' suoi più fidi
Warney parlar desia.

CORO
Fidi noi siam: ne guidi,
ne imponga a suo piacer.
Rapidi a prevenir.
un cenno, un suo pensier,
saggio del nostro ardir
questo non fia primier.

LAMBOURNE
Chi dubitar potrà
di tanta fedeltà?

CORO
Cheti attendiam; speriamo,
ch'ei maggior pruova avrà
di nostra fedeltà.

WARNEY
Eccomi a voi: all'oprar vostro avrete
generosa mercé. (Di', mi sei fido
qual mi fosti finor?)
(a Lambourne)

LAMBOURNE
(Warney! mi oltraggia
il dubitarne. Ad ogn'impresa ardita
il labbro, il braccio mio, periglio, e vita
intrepido sprezzando,
non ti schiuse il sentier?)

WARNEY
(Ma questa volta
pruova estrema vogl'io.)

LAMBOURNE
(Parla.)

WARNEY
(Mi ascolta.
Vorace fiamma, il sai,
di Amelia a' vaghi rai
si accese in me.)

LAMBOURNE
(La estingui. Ognor spietata
al tuo martir...)

WARNEY
(Di fulminar la ingrata
è in me il poter. Fiera poc'anzi, all'ire
mosse il consorte. Ei vuole,
ch'io la tragga in Cumnor.)

LAMBOURNE
(E qual disegno?)

WARNEY
(Di alta ferocia, e di Warney sol degno!
Taci, amor! Se amica speme
l'alma mia nudrì finora,
or che in sen delusa geme,
non la opprima il tuo rigor!
Ah! lo stral, che ancor la preme,
è il tormento suo maggior!)

LAMBOURNE
(Se vendetta il cor ti preme,
sciogli il freno al tuo furor!)

CORO
(Perché mai si affanna, e freme?
Perché tinto è di pallor?)

WARNEY
Amici, mi udite.

CORO
Favella... che vuoi?

WARNEY
Fedeli eseguite?

CORO
Ne puoi dubitar?

WARNEY
Giurate...

CORO
Il giuriamo!

LAMBOURNE
Di lor ti assicura.

WARNEY
Un'alma spergiura,
che a me fu incostante,
dovete all'istante
con voi trascinar.

CORO
E dove?

WARNEY
L'ardita
trarrete in Cumnor.

CORO
Siam pronti... l'addita!

WARNEY
L'amico vi è duce.
(accenna Lambourne)

LAMBOURNE
Venite...

WARNEY
(Ti resta
(traendolo in disparte)
altr'opra a compir.)

LAMBOURNE
(Qual dubbio ti arresta?
A che quel sospir?)

WARNEY
(Questo pugnal...)

LAMBOURNE
(Che pensi?)

WARNEY
(Lo stringi, e giunta appena
al suo destin la ingrata,
t'inoltra a lei, la svena,
appaga il mio furor!)

LAMBOURNE
(Spenta sarà la vittima;
saprò squarciarle il Cor.)

WARNEY
Nei suoi singulti estremi
sappia gli oltraggi miei...
Dille, che di Warney
fosti vendicator.
Oh, pace! io ti perdei!
Oh, a me funesto amor!)

LAMBOURNE
(Ne' suoi singulti estremi
saprò insultarla ancor!)

CORO
Se ti oltraggiò, ché tremi
del tuo sprezzato ardor!

Warney parte. Lambourne ed il Coro entrano nelle stanze.

Antro di forma rotonda, intagliato nel monte dall'arte, per
renderlo un piacevole luogo di riposo. Sorge ad un lato di
esso maestosa fontana, ovinnalzata la statua di
Elisabetta, coronata dal genio brittannico. Dallo spazioso
ingresso aperto in prospetto veggonsi ameni giardini, ed
il parco di delizie, dove sono eretti molti ornamenti
festivi.




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