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Andrea Leone Tottola
Il castello di Kenilworth

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  • ATTO TERZO
    • Scena seconda. Amelia e Fanny
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Scena seconda. Amelia e Fanny

 

AMELIA
Ti riveggo, Fanny? Sento men grave
il mio martir, se piangere mi lice
dell'amistade in sen!

FANNY
Gli erranti passi
volsi finor per rintracciarti.

AMELIA
E come
qui osasti penetrar?

FANNY
Cauta da lungi
io ti ho seguita allora,
che il barbaro Warney ti ha qui condotta.
Il veggo con Lambourne
frettoloso partir. Sprezzo il cimento,
e volo a te vicina.

AMELIA
I casi miei...

FANNY
Noti mi son.

AMELIA
Tutto temer potea;
ma un disleal, spergiuro
in lui trovar, che mi giurò costanza
nel più funesto evento,
ah! di morte è per me maggior tormento!
Par, che mi dica ancora...
"Io ti amerò costante!"
quanto quest'alma amante
era felice allor!
I giorni miei ridenti
come cangiò un istante!
Pene, non più contenti,
opprimono il mio cor!
Fuggì l'immagine,
tanto gradita,
che di letizia
colmò mia vita!

Fra crudi palpiti
d'immensi affanni
mi resta a piangere
nel mio dolor!

FANNY
Ti calma: il ciel saprà...

AMELIA
Stelle! Warney!
Ti ascondi in quella stanza, o sei perduta!

FANNY
Per te saprò perir!
(si cela, e resta inosservata)

AMELIA
Cupo spavento
quell'aspetto mi desta!




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