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EUSTACHIO
(da dentro)
Eustachio Brodolosius penetrare potest?
VENANZIO, DARLEMONT, CRISTINA e FRANK
Altra gente! Chi sarà?
Eustachio, sulla porta.
DARLEMONT
Lei venga avanti.
EUSTACHIO
Mille salve a tutti quanti. Darlemont?...
DARLEMONT
Se il brama è qua.
Ma il suo nome, il suo casato?
EUSTACHIO
Don Eustachio Brodolosi:
un dottor de' più famosi
della vecchia e nuova età.
TUTTI
Donde diamine è sbucato!
Ha del goffo in verità.
EUSTACHIO
Per me vi parlino le tante lettere
(presenta lettere e pillole)
che a voi dirigono patrizi e nobili,
che in me trovarono per lungo spazio
un profondissimo, enorme merito
pei miei specifici, contro i malefici
e per le pillole, che senza iperbole,
dan lungo vivere all'uman
genere.
Signor, leggetele, eccole qua
(mostra la lettera)
di Trachia il principe che a sua memoria
terracquea statua mi fece erigere;
più d'Esculapio qui m'alza e venera
la dama colica che m'ha nei visceri;
qui, qui mi nomina il nuovo Ippocrate.
II conte Figaro qui ancor mi celebra,
il conte Sfrittola qui m'alza e venera,
Jokò il banchiere, Barbleu
il mercante
e in tante e tante commendatizie
col suo sanissimo, anzi vastissimo,
occhio acutissimo conoscerà
quel don Eustachio che in ogni età...
terror dei medici sempre sarà.
(Parlata come questa
soltanto la gran testa
del sommo don Eustachio
poteva scaricar.)
CRISTINA
(Parbleu! che lingua è
questa!)
Com'è spedita e lesta!
Ma non mi lascio vincere,
la voglio superar.
(a Darlemont in fretta)
Io so a memoria tutto l'Alfieri,
io so a memoria tutto Molière:
io canto e ballo, quel non è povero.
(segnando Venanzio)
Io non son pazza. Io canto il Tasso,
io canto Alfieri. Io non son pazza...
DARLEMONT
(Di ciarle è una tempesta,
sconvolta m'ha la testa!)
Ma pian, signori, pausa!
Più flemma nel parlar.
VENANZIO
Non ho più testa in testa
che sinagoga è questa?
Mancava don Eustachio
per farmi bestemmiar.
FRANK
Oh, che tempesta è questa!
Non ho più testa in testa
che sinagoga è questa?
Che voci acute e stridule!
Che ferreo cicalar!
DARLEMONT
E così finalmente
vi siete ammutoliti?
CRISTINA
Pour moi non parlo pas.
DARLEMONT
No, parli pure.
Ne fia quel suo discorso
(additando Eustachio)
da tanti francesismi tempestato.
VENANZIO
Ha ragion Darlemont: che indiscrezione.
EUSTACHIO
Oh! la sarebbe bella!
Dopo aver fatta un'ora d'anticamera
non poter...
DARLEMONT
(ironicamente)
Perdonate?
EUSTACHIO
Niente, niente.
Fra noi che siamo i primi professori
non vi debbono essere etichette.
Son noti i nostri meriti
ai presenti, ai futuri e ai preteriti.
Osservate.
(mostra degli scatolini)
DARLEMONT
Ma queste... Non sono commendatizie.
EUSTACHIO
Ma che mai son le lettere
in faccia a queste pillole?
Parla da sé quest'innocente frutto
colto dopo vent'anni
scorsi fra giorno e notte
in sudori, rappigli e scarpe rotte:
frutto che fa guarire
e diventare i pazzi più sfrenati
matematici, astronomi, avvocati.
Voglio mangiare anch'io
col soccorso di questo,
e passar come voi per uomo onesto.
DARLEMONT
Signor... Darlemont è ben conosciuto,
e voi... esaminate questa giovane
s'è pazza o non è pazza.
(indica Cristina)
EUSTACHIO
(fra sé)
(Lingua, prudenza in dir bestialità.)
VENANZIO
(piano a Eustachio dandogli del denaro)
(Dite ch'è pazza e avrete cinque scudi.)
EUSTACHIO
(Tenete: ella per questi, che son
quattro, sarà furiosa.)
(a Cristina)
Il polso?
CRISTINA
Ma siete veramente un phisicien?
EUSTACHIO
Non parlate spagnolo!
CRISTINA
Dissi se siete un medico.
EUSTACHIO
Signora, avete accanto un Paracelso.
DARLEMONT
(ad Eustachio)
Ebbene?
VENANZIO
Che vi pare?
EUSTACHIO
Vi sentite appetito?
CRISTINA
Assaissimo.
EUSTACHIO
Dormite poi di notte?
CRISTINA
Poco, perché il tutor mi manda a letto
sans souper.
EUSTACHIO
In conseguenza non starete indigesta.
CRISTINA
No.
EUSTACHIO
Dunque siete pazza d'ottava specie.
CRISTINA
E voi, bestia di nono genere.
DARLEMONT
(Viva il dottor! Ma viva più la pazza.)
Costui è un ciarlatano:
divertirmici voglio.
FRANK
(entrando, a Darlemont)
Signor, quel colonnello
che ieri il giorno giunse,
ed andò alla locanda, ed il cui nome
conoscer m'imponeste, è venuto in persona,
e brama visitar quest'Istituto.
DARLEMONT
Il suo nome?
FRANK
Blinval.
DARLEMONT
Desso! (Il marito di Norina!)
(piano a Frank)
Va', dille che il colonnello è il suo consorte istesso,
che or sarà da lei.
FRANK
Vo ad obbedirvi.
(parte)
DARLEMONT
(a Venanzio e Cristina)
Cari i miei signori,
perdonino un momento:
fa d'uopo ch'io riceva un colonnello.
EUSTACHIO
Un colonnello!
CRISTINA
Un colonnel?
DARLEMONT
Blinval.
TUTTI
Blinval!
DARLEMONT
Tanto stupore?
EUSTACHIO
(Il colonnello del reggimento mio!)
Io ero sua trombetta, e disertai.
(Cassetta mia, siam nati a passar guai.)
DARLEMONT
Lo conoscete voi?
VENANZIO
Per mia somma disgrazia: fui costretto
in mia casa alloggiarlo.
CRISTINA
Facevamo all'amour,
e sposarmi promise.
VENANZIO
Però quando fosse morta sua moglie.
DARLEMONT
(a Eustachio)
(Indegno!) E voi?
EUSTACHIO
Ah!... L'anno scorso lo conobbi appunto
quando perduto aveva quasi il respiro.
E con una di queste
(mostrando le pillole)
acquistò tanto fiato
che il pallone di Orlando avria
gonfiato.
DARLEMONT
(a Cristina a Venanzio)
Oh! entrate in queste stanze, ed aspettate
ciò che deciderà il collegio medico.
EUSTACHIO
Ed io che fo?
DARLEMONT
In quest'altre rimanete;
finché il collegio stesso
giudicherà del vostro gran specifico.
EUSTACHIO
I medici son molti?
DARLEMONT
E di somma cultura.
EUSTACHIO
(Vi farò una tristissima figura!)
CRISTINA
Io poi vedrò Blinval?
DARLEMONT
Sì, lo vedrete.
EUSTACHIO
Fate presto, vi prego.
DARLEMONT
Sì, prestissimo.
(gli altri partono)
Blinval innamorato di costei?
E chi sa di quant'altre!
Non ha poi tanto torto mia nipote
se lo chiama infedele;
ma quando si vedranno in segreto
fra lor s'aggiusteranno.
(parte)
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