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Andrea Leone Tottola
Imelda de' Lambertazzi

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  • ATTO PRIMO
    • Scena sesta. Lamberto e detto
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Scena sesta. Lamberto e detto

 

LAMBERTO
Padre, e fia ver quanto la fama sparge?
Ah, ne freme il mio cor! Scampo novello
spera il nemico? E ché! mentre al valore
accresce ardir la nostra ingiuria, e aggiugne
esca all'odio primier, ne' nostri petti
intiepidir vuoi l'ira,
mentre il nemico a nuovi inganni aspira?

ORLANDO
Il giovanil trasporto
frena, o Lamberto; in me ravvisa il padre
de' tuoi, de' miei seguaci; a' patti vili
mai scenderò: ma se all'onor dell'armi
orrevol pace preferir mi è dato,
taccia in Orlando il suo livor privato.

LAMBERTO
Ma in Lamberto non già!

ORLANDO
Figlio! Ti calga
de' tuoi fratelli!

LAMBERTO
Al prezzo
di una infame viltà!

ORLANDO
Si ascolti almeno
quanto n'offre il nemico, e allora...

LAMBERTO
Invano
spegner saprò lo sdegno,
che mi arde in sen!

ORLANDO
Vieni nell'atrio; il voglio;
al paterno dover rifletti, e poi
chi più se stesso obblìa vedrem di noi.
(parte)

BONIFACIO
Importuno dover! Ma l'oste audace
la tomba avrà dove desia la pace.

Parte.

Atrio nella casa Lambertazzi. Tribune e loggiati laterali.




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