Scena diciassettesima ed ultima. Il Re e detti
DUCA
Miratelo.
CONTESSA
Il monarca!
CONTE
Ei stesso!
TUTTI
Il Re!
RE
Gloria sublime è quella,
di più lance spezzar per una bella!
DUCA
(alla Contessa)
Cingetegli la spada.
CONTE
(Anche questa!)
La Contessa pone la spada al fianco del Re.
RE
(alla Contessa)
Or sia l'opra appien compita;
per voi già so che il Duca da gran tempo
amor nutria...
CONTE
(Nuove scoverte!)
RE
Io stesso
vo' farvi sua consorte.
CONTESSA
Son pronta, ma col patto,
che di me non diffidi il Duca a torto,
né sia geloso al par di quel ch'è morto!
DUCA
In tutto a questa legge io m'assoggetto.
CONTE
(E in mia presenza va a secondo letto!)
RE
(prendendo le destre del Duca e della Contessa)
Fausto sempre splenda il sole,
sempre il fato a voi sorrida;
di costanza la più fida,
sacro nodo sia mercé!
Scorra ognor la vostra vita,
qual ruscello in via fiorita,
dall'amore fecondata,
coronata dalla fé!
CONTE
(Ora scoppio dalla bile!
Io son quasi fuor di me!)
DUCA, CONTESSA e PAGGIO
(Me la godo per mia fé.)
Il Re è per unire il Duca e la Contessa.
CONTE
Ah, sovrano, v'han tradito!...
No. Non è la Baronessa...
È mia moglie la Contessa,
che dal carcere fuggì!
RE
Siete pazzo!... E vostra moglie
non è inferma?...
CONTE
No, signore...
RE
Dunque foste un mentitore?...
CONTE
Mentitore... Maestà si...
ma l'anello?...
PAGGIO
(facendosi innanzi)
In una notte,
ch'eravate in sonno assorto,
un artefice il più accorto
altro eguale ne formò,
e racchiuso in un biglietto
il sovran glie lo mandò.
RE
(ridonando la Contessa al Conte)
Onde apprendervi che a torto
s'oltraggiava un fido cor!
CONTESSA
Dunque, o sposo, sei pentito?.
CONTE
Mi ravvedo dell'error.
TUTTI
Questo scherzo l'ha istruito;
deporrà quel suo rigor!
CONTESSA
(al Re)
Per voi di gelosia
son frante le catene;
per voi godrò d'un bene,
che mai potea sperar!
Ah! se da tal follia,
v'è ancor chi non si arrenda,
vegga il mio caso, e apprenda
le belle a rispettar!
TUTTI
Sempre sì lieto e fausto
di bel sereno adorno,
il declinato giorno
si vegga ritornar!
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