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Pio XII
Meminisse iuvat

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  • Capitolo I
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Capitolo I

 

3. Ma se esaminiamo con animo pensoso le cause di tanti pericoli, presenti e futuri, facilmente vediamo che le decisioni, le forze e le istituzioni degli uomini sono inevitabilmente destinate a venir meno, qualora l'autorità di Dio - che illumina le menti con i suoi comandi e i suoi divieti, che è principio e garanzia della giustizia, fonte della verità e fondamento delle leggi - o venga trascurata, o non collocata al suo giusto posto, o addirittura soppressa. Ogni casa, che non poggi su una base solida e sicura, crolla; ogni intelligenza, che non sia illuminata dalla luce di Dio, più o meno si allontana dalla pienezza della verità; sorgono le discordie, aumentano, si accrescono, se la carità fraterna non infervora i cittadini, i popoli e le nazioni.

4. Orbene, soltanto la religione cristiana insegna questa verità piena, questa giustizia perfetta, e questa carità divina, che elimina odi, animosità e lotte; essa sola, infatti, le ha ricevute in custodia dal divino Redentore, via verità e vita (cf. Gv 14,6), e con tutte le forze deve farle mettere in pratica. Non vi è dubbio allora che coloro i quali vogliono deliberatamente ignorare la religione cristiana e la chiesa cattolica, oppure si sforzano di ostacolarle, misconoscerle, sottometterle, indeboliscono per ciò stesso le basi della società, o ve ne sostituiscono altre, che assolutamente non possono reggere l'edificio dell'umana dignità, libertà e benessere.

5. È necessario pertanto ritornare ai precetti del cristianesimo, se si vuole formare una società solida, giusta ed equa. È dannoso, è imprudente venire a conflitto con la religione cristiana, la cui perenne durata è garantita da Dio e provata dalla storia. Si rifletta che uno stato, senza la religione, non può avere dirittura morale, né ordine. Essa, infatti, fa sì che gli animi siano formati alla giustizia, alla carità, all'obbedienza delle giuste leggi; condanna e proscrive il vizio; induce i cittadini alla virtù, anzi regge e regola la loro condotta pubblica e privata; insegna che la miglior distribuzione della ricchezza non si ottiene con la violenza e la rivoluzione, ma con giuste norme, talché il proletariato, che non abbia ancora i mezzi necessari e opportuni di vita, può essere elevato a una più decorosa condizione, con felice soluzione delle contese sociali; in tal modo essa porta un validissimo contributo al buon ordine e alla giustizia, benché non sia stata istituita unicamente per procurare e accrescere gli agi della vita.

6. Ripensando pertanto a tali cose con quella disposizione d'animo, che Ci pone al disopra degli umani contrasti, e che Ci fa paternamente amare i popoli di tutte le stirpi, due cose Ci stanno innanzi, e Ci procurano intense angustie e preoccupazioni. Vediamo, infatti, da un lato, che in non pochi paesi, i precetti cristiani e la religione cattolica non sono tenuti nella necessaria considerazione. Folle di cittadini, specialmente del popolo meno istruito, sono attratte con facilità da errori ampiamente divulgati, e spesso rivestiti dall'apparenza della verità; le lusinghe e gli incentivi del vizio, che turbano con influssi nefasti gli animi, per mezzo di pubblicazioni di ogni genere, di spettacoli cinematografici e televisivi, corrompono specialmente l'incauta gioventù. Molti scrivono e diffondono le loro opere non per servire la verità e la virtù, e dare un giusto svago ai lettori, ma per eccitarne, a scopo di lucro, le torbide passioni; oppure per offendere e infangare con menzogne, calunnie e offese tutto ciò che è sacro, nobile e bello. Molto spesso - è doloroso dirlo - la verità è travisata; e si pubblico risalto a cose false e vergognose. Non è dunque chi non veda quanto male ne derivi alla società stessa e quanto danno alla chiesa.

7. D'altro lato, vediamo con sommo dolore del Nostro cuore di Padre, che la chiesa cattolica, di rito sia latino sia orientale, è, in non poche nazioni, oppressa da gravi vessazioni; si mettono i fedeli e i ministri del culto, se non a parole, certamente coi fatti, di fronte a questo dilemma: o astenersi dal professare e diffondere pubblicamente la loro fede, o subir danni, anche gravi. Molti vescovi sono già stati scacciati dalle loro sedi, o impediti dall'esercitare liberamente il ministero, o imprigionati, o mandati in esilio. Si tenta, in una parola, di far temerariamente avverare il detto: «Percuoterò il pastore, e il gregge si scompiglierà» (Mt 26,31; cf. Zc 13,7).

8. Inoltre i giornali, le riviste, le pubblicazioni cattoliche quasi del tutto sono messe al silenzio, come se la verità sia esclusivo dominio e arbitrio di chi comanda, e come se le scienze divine e umane, e le arti liberali non abbiano il diritto di essere libere, per poter fiorire a vantaggio del pubblico bene.

9. Le scuole un tempo aperte dai cattolici, sono vietate e abolite; al loro posto ne sono state istituite altre, che o non impartiscono affatto le nozioni di Dio e della religione, o proclamano e diffondono le massime dell'ateismo, cosa che spessissimo avviene.

10. I missionari, che, abbandonata la casa e la dolce terra natia, avevano sopportato gravi e numerosi disagi per dare agli altri la luce e la forza dell'evangelo, sono stati espulsi da tanti luoghi, come individui nocivi e pericolosi; in tal modo il clero rimasto, impari di numero in confronto dell'estensione territoriale, e spesso inviso e perseguitato, non può provvedere alle esigenze dei fedeli.

11. Con dolore vediamo che talora sono calpestati i diritti della chiesa, alla quale spetta, soltanto dietro il mandato della Santa Sede, scegliere e consacrare i vescovi, destinati a reggere legittimamente il gregge cristiano; e questo avviene con grandissimo danno dei fedeli, come se la chiesa cattolica sia cosa interna di una sola nazione, dipendente dall'autorità civile, e non un'istituzione divina, rivolta ad accogliere tutti i popoli.

12. Malgrado queste gravi e dolorose angustie, vi è tuttavia qualche cosa, che grande conforto al Nostro cuore di Padre. Sappiamo infatti che la maggior parte dei fedeli di rito latino e orientale rimangono con tutte le forze attaccati alla fede avita, quantunque siano privi di quegli aiuti spirituali, che i loro pastori potrebbero loro amministrare, se non ne fossero impediti. Continuino dunque con coraggio, e ripongano la loro speranza in Colui, che conosce il pianto e le sofferenze di chi «soffre persecuzione a causa della giustizia» (Mt 5,10); Egli «non fa tardare troppo la sua promessa» (2Pt 3,9), ma consolerà finalmente i suoi figli col giusto premio.

13. Con paterno affetto esortiamo poi in particolar modo quei venerabili fratelli e figli Nostri diletti, che sono spinti in tutti i modi, anche subdoli e insidiosi, a lasciare la ferma, salda e costante unione con la chiesa e la strettissima fedeltà a questa sede apostolica, senza la quale tale unità non può avere alcun fondamento sicuro. Nessuno infatti ignora che in qualche luogo tale unità è insidiata e impugnata con ingannevoli opinioni e con tutte le arti. Ma ricordino tutti che il mistico corpo di Gesù Cristo, la chiesa, dev'essere «compaginato e connesso in tutte le giunture di comunicazione, secondo un'operazione proporzionata a ciascun membro» (Ef 4,16); «fino a tanto che ci riuniamo tutti, per l'unità della fede e della cognizione del Figlio di Dio, in un uomo perfetto, alla misura dell'età piena di Cristo» (Ef 4,13), di cui il romano pontefice, quale successore di Pietro, è, per divina disposizione, stabilito vicario in terra: Ricordino e meditino queste sapientissime parole di san Cipriamo, vescovo e martire: «Il Signore così parla a Pietro: "Io ti dico che tu sei Pietro, e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa..." (cf. Mt 16,18s). Su di lui solo edifica la chiesa. ... Questa unità dobbiamo fermamente tenere e difendere, specialmente noi vescovi, che nella chiesa governiamo... Anche la chiesa è una, ed essa si estende ampiamente a una gran moltitudine con l'incessante accrescersi della sua fecondità; allo stesso modo che i raggi del sole sono molti, ma una è la luce; e molti i rami dell'albero, ma uno è il tronco, che affonda nel terreno con resistenti radici; e quando da una sola sorgente scaturiscono diversi corsi d'acqua, sebbene sembri che il loro numero si ramifichi per l'abbondanza dell'acqua erompente c'è tuttavia sempre una sola fonte. Puoi strappare dal sole un raggio, ma l'unità della luce non si divide; puoi spiccare un ramo dall'albero, ma essendo rotto non potrà più germogliare; interrompi un ruscello dalla sua fonte, ed esso si inaridirà. Così anche la chiesa, inondata dalla luce di Dio, manda i suoi raggi per tutto l'universo: ma è tuttavia un solo splendore, quello che ovunque si diffonde; e l'unità dell'organismo non viene divisa. Essa stende i suoi rami su tutta la terra con lussureggiante ricchezza, riversa per ogni dove ruscelli ampiamente traboccanti; ma uno solo è il tronco, una la sorgente. ... E non può avere Dio per padre, chi non ha per madre la chiesa... Chi non mantiene questa unità, non mantiene la legge di Dio, non mantiene la fede del Padre e del Figlio, non ha la vita e la salvezza».3

14. Queste parole del santo vescovo martire saranno di conforto, di esortazione, di difesa specialmente a coloro i quali, non potendo in nessun modo, o solo con difficoltà, essere in rapporto con la sede apostolica, si trovano in grandi pericoli, e hanno da superare diversi ostacoli e insidie. Confidino tuttavia nell'aiuto di Dio, e non tralascino d'invocarlo con fervide suppliche. E ricordino che tutti i persecutori della chiesa - la storia lo insegna - sono passati come un'ombra, mentre il sole della verità divina mai non tramonta, perché «la parola di Dio resta in eterno» (1Pt 1,25). La società fondata da Cristo può essere impugnata, ma non vinta, perché attinge la sua forza non dagli uomini, bensì da Dio. Anzi, non vi è dubbio che essa dev'essere martoriata nei secoli da persecuzioni, contrasti, calunnie, come avvenne al suo divin Fondatore, secondo la profezia: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20); ma è ugualmente certo che essa, alla fin fine, come Cristo, nostro redentore, trionfò, riporterà su tutti i nemici una pacifica vittoria. Confidate dunque; siate forti e costanti. Vi esortiamo ancora con le parole di sant'Ignazio, benché siamo certi che non avete bisogno di esortazioni: «Siate graditi a colui, per il quale combattete. ... Nessuno fra di voi diventi disertore. Il vostro battesimo sia come un'arma, la fede come un elmo, la carità come una lancia, la pazienza come una completa armatura. Le vostre opere siano i vostri tesori, affinché meritiate una degna mercede».4

15. Inoltre, le bellissime parole di sant'Ambrogio vescovo vi diano una sicura speranza e una fortezza inconcussa: «Stringi il timone della fede, affinché le tempestose procelle di questo mondo non ti turbino. È ben vero che il mare è vasto e immenso, ma non temere; poiché egli la fondò sui mari, e la stabilì sui fiumi (Sal 23,2). Non senza ragione, dunque, la chiesa del Signore rimane immobile in mezzo a tanti flutti, perché fondata sulla rocca apostolica, e persevera sopra il suo fondamento, immobile contro le furie del mare (cf. Mt 16,18). È sbattuta dalle onde, ma non scossa; e sebbene i marosi di questo mondo frangendosi rumoreggino intorno, essa ha tuttavia un porto sicurissimo, per accogliere i naviganti affaticati».5

 




3 S. CYPRIANUS, De unitate Ecclesiae, IV, V, VI: PL 4, 513, 514, 516-520.



4 S. IGNATIUS, Ad Polycarpum, VI, 2: PG 5, 723-726.



5 S. AMBROSIUS, Ep. II: PL 16, 917






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