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3.
Ma se esaminiamo con animo pensoso le cause di tanti pericoli, presenti e
futuri, facilmente vediamo che le decisioni, le forze
e le istituzioni degli uomini sono inevitabilmente destinate a venir meno,
qualora l'autorità di Dio - che illumina le menti con i suoi comandi e i suoi
divieti, che è principio e garanzia della giustizia, fonte della verità e
fondamento delle leggi - o venga trascurata, o non collocata al suo giusto
posto, o addirittura soppressa. Ogni casa, che non poggi su
una base solida e sicura, crolla; ogni intelligenza, che non sia illuminata
dalla luce di Dio, più o meno si allontana dalla pienezza della verità; sorgono
le discordie, aumentano, si accrescono, se la carità fraterna non infervora i
cittadini, i popoli e le nazioni.
4.
Orbene, soltanto la religione cristiana insegna questa verità piena, questa
giustizia perfetta, e questa carità divina, che elimina odi, animosità e lotte;
essa sola, infatti, le ha ricevute in custodia dal divino Redentore, via verità
e vita (cf. Gv 14,6), e con
tutte le forze deve farle mettere in pratica. Non vi è dubbio allora che coloro
i quali vogliono deliberatamente ignorare la religione
cristiana e la chiesa cattolica, oppure si sforzano di ostacolarle,
misconoscerle, sottometterle, indeboliscono per ciò stesso le basi della
società, o ve ne sostituiscono altre, che assolutamente non possono reggere
l'edificio dell'umana dignità, libertà e benessere.
5.
È necessario pertanto ritornare ai precetti del cristianesimo, se si vuole
formare una società solida, giusta ed equa. È dannoso, è imprudente venire a
conflitto con la religione cristiana, la cui perenne durata è garantita da Dio
e provata dalla storia. Si rifletta che uno stato, senza la religione, non può
avere dirittura morale, né ordine. Essa, infatti, fa sì che gli animi siano
formati alla giustizia, alla carità, all'obbedienza delle giuste leggi;
condanna e proscrive il vizio; induce i cittadini alla virtù, anzi regge e
regola la loro condotta pubblica e privata; insegna che la miglior
distribuzione della ricchezza non si ottiene con la violenza e la rivoluzione,
ma con giuste norme, talché il proletariato, che non abbia ancora i mezzi
necessari e opportuni di vita, può essere elevato a
una più decorosa condizione, con felice soluzione delle contese sociali; in tal
modo essa porta un validissimo contributo al buon ordine e alla giustizia,
benché non sia stata istituita unicamente per procurare e accrescere gli agi
della vita.
6.
Ripensando pertanto a tali cose con quella disposizione d'animo, che Ci pone al
disopra degli umani contrasti, e che Ci fa paternamente amare i popoli di tutte
le stirpi, due cose Ci stanno innanzi, e Ci procurano intense angustie e
preoccupazioni. Vediamo, infatti, da un lato, che in non pochi paesi, i
precetti cristiani e la religione cattolica non sono tenuti nella necessaria
considerazione. Folle di cittadini, specialmente del popolo meno istruito, sono
attratte con facilità da errori ampiamente divulgati, e spesso rivestiti
dall'apparenza della verità; le lusinghe e gli incentivi del vizio, che turbano
con influssi nefasti gli animi, per mezzo di pubblicazioni di
ogni genere, di spettacoli cinematografici e televisivi, corrompono
specialmente l'incauta gioventù. Molti scrivono e diffondono le loro opere non
per servire la verità e la virtù, e dare un giusto svago ai lettori, ma per
eccitarne, a scopo di lucro, le torbide passioni; oppure per offendere e
infangare con menzogne, calunnie e offese tutto ciò che è sacro, nobile e
bello. Molto spesso - è doloroso dirlo - la verità è travisata; e si dà
pubblico risalto a cose false e vergognose. Non è dunque chi non veda quanto male ne derivi alla società stessa e quanto
danno alla chiesa.
7.
D'altro lato, vediamo con sommo dolore del Nostro cuore di Padre, che la chiesa
cattolica, di rito sia latino sia orientale, è, in non
poche nazioni, oppressa da gravi vessazioni; si mettono i fedeli e i ministri
del culto, se non a parole, certamente coi fatti, di fronte a questo dilemma: o
astenersi dal professare e diffondere pubblicamente la loro fede, o subir
danni, anche gravi. Molti vescovi sono già stati scacciati dalle loro sedi, o
impediti dall'esercitare liberamente il ministero, o imprigionati, o mandati in
esilio. Si tenta, in una parola, di far temerariamente avverare il detto:
«Percuoterò il pastore, e il gregge si scompiglierà» (Mt
26,31; cf. Zc 13,7).
8.
Inoltre i giornali, le riviste, le pubblicazioni cattoliche quasi del tutto
sono messe al silenzio, come se la verità sia
esclusivo dominio e arbitrio di chi comanda, e come se le scienze divine e
umane, e le arti liberali non abbiano il diritto di essere libere, per poter
fiorire a vantaggio del pubblico bene.
9.
Le scuole un tempo aperte dai cattolici, sono vietate
e abolite; al loro posto ne sono state istituite altre, che o non impartiscono
affatto le nozioni di Dio e della religione, o proclamano e diffondono le
massime dell'ateismo, cosa che spessissimo avviene.
10. I missionari, che, abbandonata la casa e la dolce terra natia, avevano
sopportato gravi e numerosi disagi per dare agli altri la luce e la forza
dell'evangelo, sono stati espulsi da tanti luoghi, come
individui nocivi e pericolosi; in tal modo il clero rimasto, impari di
numero in confronto dell'estensione territoriale, e spesso inviso e
perseguitato, non può provvedere alle esigenze dei fedeli.
11. Con dolore vediamo che talora sono calpestati i diritti della chiesa, alla
quale spetta, soltanto dietro il mandato della Santa Sede, scegliere e
consacrare i vescovi, destinati a reggere legittimamente il gregge cristiano; e
questo avviene con grandissimo danno dei fedeli, come se la chiesa cattolica
sia cosa interna di una sola nazione, dipendente dall'autorità civile, e non
un'istituzione divina, rivolta ad accogliere tutti i popoli.
12. Malgrado queste gravi e dolorose angustie, vi è tuttavia qualche cosa, che
dà grande conforto al Nostro cuore di Padre. Sappiamo infatti che la maggior parte dei fedeli di rito latino e
orientale rimangono con tutte le forze attaccati alla fede avita, quantunque
siano privi di quegli aiuti spirituali, che i loro pastori potrebbero loro
amministrare, se non ne fossero impediti. Continuino dunque con coraggio, e
ripongano la loro speranza in Colui, che conosce il pianto e le sofferenze di
chi «soffre persecuzione a causa della giustizia» (Mt
5,10); Egli «non fa tardare troppo la sua promessa» (2Pt
3,9), ma consolerà finalmente i suoi figli col giusto premio.
13. Con paterno affetto esortiamo poi in particolar modo quei venerabili
fratelli e figli Nostri diletti, che sono spinti in tutti i modi, anche subdoli
e insidiosi, a lasciare la ferma, salda e costante unione con la chiesa e la
strettissima fedeltà a questa sede apostolica, senza la quale tale unità non può avere alcun fondamento sicuro. Nessuno
infatti ignora che in qualche luogo tale unità è insidiata e impugnata
con ingannevoli opinioni e con tutte le arti. Ma ricordino tutti che il mistico
corpo di Gesù Cristo, la chiesa, dev'essere
«compaginato e connesso in tutte le giunture di comunicazione,
secondo un'operazione proporzionata a ciascun membro» (Ef
4,16); «fino a tanto che ci riuniamo tutti, per l'unità della fede e della
cognizione del Figlio di Dio, in un uomo perfetto, alla misura dell'età piena
di Cristo» (Ef 4,13), di cui il romano pontefice,
quale successore di Pietro, è, per divina disposizione, stabilito vicario in
terra: Ricordino e meditino queste sapientissime
parole di san Cipriamo, vescovo e martire: «Il
Signore così parla a Pietro: "Io ti dico che tu sei Pietro, e sopra questa
pietra edificherò la mia chiesa..." (cf. Mt 16,18s). Su di lui solo
edifica la chiesa. ... Questa unità dobbiamo
fermamente tenere e difendere, specialmente noi vescovi, che nella chiesa
governiamo... Anche la chiesa è una, ed essa si estende ampiamente a una gran
moltitudine con l'incessante accrescersi della sua fecondità; allo stesso modo
che i raggi del sole sono molti, ma una è la luce; e molti i rami dell'albero,
ma uno è il tronco, che affonda nel terreno con resistenti radici; e quando da
una sola sorgente scaturiscono diversi corsi d'acqua, sebbene sembri che il
loro numero si ramifichi per l'abbondanza dell'acqua erompente c'è tuttavia
sempre una sola fonte. Puoi strappare dal sole un raggio, ma l'unità della luce
non si divide; puoi spiccare un ramo dall'albero, ma essendo rotto non potrà
più germogliare; interrompi un ruscello dalla sua fonte, ed esso si inaridirà. Così anche la chiesa, inondata dalla luce di
Dio, manda i suoi raggi per tutto l'universo: ma è tuttavia un solo splendore,
quello che ovunque si diffonde; e l'unità dell'organismo non viene
divisa. Essa stende i suoi rami su tutta la terra con lussureggiante ricchezza,
riversa per ogni dove ruscelli ampiamente traboccanti; ma uno solo è il tronco,
una la sorgente. ... E non può avere Dio per padre, chi non ha per madre la
chiesa... Chi non mantiene questa unità, non mantiene
la legge di Dio, non mantiene la fede del Padre e del Figlio, non ha la vita e
la salvezza».3
14. Queste parole del santo vescovo martire saranno
di conforto, di esortazione, di difesa specialmente a coloro i quali, non
potendo in nessun modo, o solo con difficoltà, essere in rapporto con la sede
apostolica, si trovano in grandi pericoli, e hanno da superare diversi ostacoli
e insidie. Confidino tuttavia nell'aiuto di Dio, e non tralascino d'invocarlo
con fervide suppliche. E ricordino che tutti i
persecutori della chiesa - la storia lo insegna - sono passati come un'ombra,
mentre il sole della verità divina mai non tramonta, perché «la parola di Dio
resta in eterno» (1Pt 1,25). La società fondata da Cristo può essere impugnata,
ma non vinta, perché attinge la sua forza non dagli uomini, bensì da Dio. Anzi,
non vi è dubbio che essa dev'essere martoriata nei
secoli da persecuzioni, contrasti, calunnie, come avvenne al suo divin Fondatore, secondo la profezia: «Se hanno
perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv
15,20); ma è ugualmente certo che essa, alla fin fine, come Cristo, nostro
redentore, trionfò, riporterà su tutti i nemici una
pacifica vittoria. Confidate dunque; siate forti e costanti. Vi esortiamo
ancora con le parole di sant'Ignazio, benché siamo
certi che non avete bisogno di esortazioni: «Siate
graditi a colui, per il quale combattete. ... Nessuno fra di
voi diventi disertore. Il vostro battesimo sia come un'arma, la fede come un
elmo, la carità come una lancia, la pazienza come una completa armatura. Le
vostre opere siano i vostri tesori, affinché meritiate una degna
mercede».4
15. Inoltre, le bellissime parole di sant'Ambrogio
vescovo vi diano una sicura speranza e una fortezza inconcussa: «Stringi il
timone della fede, affinché le tempestose procelle di questo mondo non ti
turbino. È ben vero che il mare è vasto e immenso, ma non temere; poiché egli
la fondò sui mari, e la stabilì sui fiumi (Sal 23,2).
Non senza ragione, dunque, la chiesa del Signore rimane immobile in mezzo a
tanti flutti, perché fondata sulla rocca apostolica, e persevera sopra il suo
fondamento, immobile contro le furie del mare (cf. Mt 16,18). È sbattuta dalle onde, ma non scossa; e sebbene
i marosi di questo mondo frangendosi rumoreggino intorno, essa ha tuttavia un
porto sicurissimo, per accogliere i naviganti affaticati».5
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