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Pio XII
Meminisse iuvat

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  • Capitolo III
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Capitolo III

 

22. Ma a queste pubbliche suppliche, come ben sapete, venerabili fratelli, occorre sia congiunta la riforma cristiana dei costumi, senza la quale le nostre preghiere sono vane voci che non possono del tutto essere gradite a Dio. Per la carità tenera e ardente, con cui i cristiani tutti amano la chiesa cattolica, non soltanto elevino al cielo pie preghiere, ma altresì offrano sentimenti di penitenza, opere virtuose, sacrifici, pene, e tutti i dolori e le asprezze, quelle necessariamente inerenti a questa vita mortale e quelle pure, a cui talvolta liberamente e con generoso animo conviene sottometterci.

23. Con questa auspicata rinnovazione morale congiunta alle supplici preghiere non soltanto essi rendano propizio Iddio a se stessi, ma anche alla santa chiesa, che debbono amare quale affezionatissima madre. Riproducano tra loro, ogni qualvolta le circostanze lo esigano, quello spettacolo, che con tanto meravigliosa ed espressiva bellezza è descritto nella lettera a Diogneto: «I cristiani ... sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Abitano sulla terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. Obbediscono alle leggi sancite e col loro tenore di vita superano le leggi stesse. Amano tutti, e tutti li perseguitano. Sono ignorati e condannati; sono messi a morte e si sentono vivificati ... sono beffeggiati e fra le ignominie acquistano gloria. La loro fama è lacerata, e viene resa testimonianza alla loro giustizia. ... Si comportano come gente onesta, e sono puniti come malfattori; mentre sono puniti, gioiscono come coloro che si sentono vivificati».10 «Insomma per esprimere tutto questo in breve, quello che nel corpo è l'anima, sono nel mondo i cristiani».11

24. Se, com'erano all'età degli apostoli e dei martiri, così rifioriranno i costumi cristiani, allora con sicura fiducia possiamo sperare nell'esaudimento benignissimo da parte della beata vergine Maria, desiderosa com'è che quanti numera suoi figli ritraggano in sé la sua virtù; e nella sollecita impetrazione da parte di lei invocata da tante supplici voci, possiamo altresì sperare tempi più pacati e più felici per la chiesa del suo unigenito Figlio e per l'intero umano consorzio.

25. Questi Nostri voti, queste Nostre esortazioni, venerabili fratelli, desideriamo che nel modo stimato da voi migliore; a Nostro nome facciate presenti ai fedeli, affidati alle vostre cure. Intanto in auspicio dei doni celesti e quale pegno della Nostra benevolenza, impartiamo di cuore la benedizione apostolica a voi singolarmente e al gregge a voi affidato; e in modo particolare a quelli che per rivendicare i diritti della chiesa e per amore di essa sostengono persecuzioni.

Roma, presso S. Pietro, il giorno 14 del mese di luglio dell'anno 1958, ventesimo del Nostro pontificato.

PIUS PP. XII

 




10 Ep. ad Diogn., V: PG 2, 1174-1175.



11 Ep. ad Diogn., VI: PG 4, 1175.




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