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1. Quel
meraviglioso spettacolo di concordia fraterna, offerto durante l'anno santo dalle innumerevoli schiere di fedeli convenuti in pio
pellegrinaggio a Roma, da quasi tutte le nazioni, a Noi sembra che possegga una
voce ammonitrice e costituisca dinanzi al mondo una testimonianza solenne che
tutti i popoli vogliono non la guerra, non la discordia, non l'odio, ma
intensamente bramano la pace, l'unione degli animi e quell'amore
cristiano, donde solamente può nascere un'età prospera e migliore. Mentre vediamo con animo trepidante i popoli
agitarsi sotto paurose minacce di conflitti
e già nell'infuriare in alcune regioni di orribili stragi
vengono falciate fiorenti vite giovanili,
Noi ardentemente desideriamo che tale ammonimento sia finalmente ascoltato da tutti.
2. Chi
non vede con piena evidenza come le sanguinose lotte
apportino immense rovine, eccidi e ogni genere di miserie? L'ingegno umano, destinato a ben altri scopi, ha escogitato oggi strumenti di guerra
di tale potenza da destare orrore
nell'animo di qualsiasi persona assennata, soprattutto perché essi non colpiscono soltanto gli eserciti,
ma spesso travolgono ancora privati cittadini, fanciulli innocenti, donne, vecchi, malati e, insieme, edifici sacri e i monumenti
delle più nobili arti! Chi non inorridirà al pensiero che nuovi cimiteri
possano aggiungersi a quelli tanto numerosi
del recente conflitto, e ad altri tristissimi ruderi nuove fumanti
rovine di borghi e città? Chi finalmente non trema pensando come la distruzione di nuove ricchezze,
conseguenza inevitabile di ogni guerra,
possa aggravare sempre più quella
crisi economica, da cui sono travagliati
quasi tutti i popoli, e specialmente le classi più umili?
3. Noi,
che innalziamo la Nostra mente sopra la marea delle passioni umane, che nutriamo sentimenti paterni verso popoli e nazioni di
qualsiasi stirpe, e desideriamo l'incolumità e la tranquilla sicurezza e
l'incremento quotidiano della prosperità; Noi, venerabili fratelli, ogni volta
che vediamo il cielo sereno offuscarsi con nubi minacciose, e incombere
sull'umanità nuovi pericoli di conflitti, non possiamo non elevare la Nostra
parola per esortare tutti ad estinguere le discordie, a comporre i dissidi e a
instaurare quella vera pace che assicuri i diritti della religione, dei popoli,
dei singoli cittadini, pubblicamente e sinceramente riconosciuti, com'è
necessario. Tuttavia ben
sappiamo che i mezzi umani
sono inadeguati a un compito così alto; occorre innanzitutto rinnovare gli animi,
reprimere le passioni, sedare gli odi,
mettere veramente in pratica principi e leggi giuste, giungere
a una più equa distribuzione delle ricchezze, stimolare tutti alla virtù. Per raggiungere un così
grande scopo, senza dubbio, nulla
può essere di maggiore aiuto
della religione cristiana. La sua divina dottrina ci insegna che
noi uomini come fratelli componiamo una stessa famiglia,
di cui Dio è Padre, Cristo è redentore e vivificatore con la sua grazia celeste, e la cui patria immortale è il Cielo. Se realmente questi insegnamenti venissero ben praticati,
allora di certo non le guerre, né le discordie, né i
disordini, né le violazioni della
libertà civile e religiosa renderebbero penosa la vita pubblica e privata, ma una serena tranquillità, fondata sul retto
ordine di giustizia, inonderebbe i cuori e sarebbe
aperta la via al raggiungimento
di una sempre
maggior prosperità.
4. Ciò
è certamente arduo, ma necessario. E se è necessario non bisogna indugiare, ma subito effettuarlo. E se è arduo
e impari alle umane forze, occorre
rivolgersi con preghiere e suppliche al Padre celeste, come nel corso dei
secoli, in qualsiasi difficoltà fecero sempre i nostri
avi, non senza felice e salutare esito.
5. Per questa ragione di nuovo vivamente vi esortiamo, venerabili fratelli,
affinché, indette pubbliche preghiere, invitiate il gregge a voi affidato a impetrare da Dio la pace e la concordia dei popoli, in
modo che sotto l'auspicio della religione, si promuova come una crociata che si
contrapponga a quella, da cui derivano tante calamità alla convivenza umana.
6. Certamente
sapete che nella mezzanotte precedente alla festa dell'immacolato concepimento
di Maria vergine, Noi celebreremo il sacrificio
eucaristico, e, attraverso la radio, tutti potranno ascoltare la Nostra voce
implorante. In quella santa
notte specialmente Noi desideriamo che tutti i
fedeli, uniti al vicario di Cristo,
con la validissima intercessione
della santissima
Vergine immacolata, supplichino il Padre delle misericordie affinché, cessati gli odi e ordinate tutte le cose con giustizia ed equità, risplenda finalmente su ogni popolo
e nazione una pace piena e sicura. È nostro desiderio ancora, che durante
la novena in preparazione al santo
Natale, a questo scopo si rinnovino
con lo stesso fervore preghiere al divino Fanciullo per ottenere che quella pace, annunziata dagli angeli agli uomini
di buona volontà (cf. Lc 2,14) sulla sua
sacra culla, spunti e si stabilisca saldamente
su tutta la terra.
7. Non
dimentichiamo di pregare ardentemente il nato Redentore e la sua divina Madre
perché la religione cattolica, che è il più sicuro fondamento del vivere umano
e civile, possa godere la dovuta libertà in tutte le
nazioni, e coloro che «soffrono persecuzioni per la giustizia» (cf. Mt 5,10), che sono in carcere
per avere strenuamente difeso i sacrosanti diritti della chiesa, oppure sono
stati banditi dalla loro sede, e quelli inoltre che vivono miseramente lontani
dalla patria e dalla famiglia, o sono ancora prigionieri, possano ottenere
celesti conforti, e finalmente raggiungere ciò che è l'oggetto dei loro ardentissimi voti e infiammati desideri.
8. Siamo
sicuri, venerabili fratelli, che voi, con quello zelo e diligenza pastorale che
sono nella vostra consuetudine, comunicherete queste
Nostre paterne esortazioni al vostro clero e al popolo nella maniera che
riterrete più opportuna; e parimenti Noi siamo certi che tutti i Nostri figli dilettissimi in Cristo, sparsi in ogni parte del mondo,
risponderanno con spontanea volontà a questo Nostro invito.
9. Propiziatrice,
intanto, delle divine grazie e testimonianza del Nostro amore paterno sia l'apostolica
benedizione, che impartiamo con effusione di cuore,
nel Signore, a tutti e a ciascuno di voi, venerabili fratelli, ai vostri
fedeli, a quelli in particolare che pregheranno secondo questa Nostra
intenzione.
Roma, presso San Pietro, 6 dicembre dell'anno 1950, XII del Nostro pontificato.
PIO PP. XII
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