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IRCANO
Godete?... Non godreste,
se forse in cor di lei... Ma viene!
(guardando dentro)
SANCIA
Ircano!
IRCANO
Regina, or qui me chiami?
Forse veder mi brami
avvilito dippiù?... Vuoi che tuo figlio,
se qui me trova, come vil suo schiavo
al tuo cospetto mi discacci ancora?
T'amai, m'amasti, ed ora vuoi ch'io resti
qualche nuova a soffrir crudele ingiuria?
Ei quest'amor saprà, sa ben che sposo
e rege in me sceglievi:
l'amaro labbro de' nemici nostri
vedrai come il dimostri
delitto in noi: fia Sancia allor serbata
allo sdegno del figlio; Ircan
svenato
si vedrà crudelmente. Or come puoi
trattenermi così? Ch'io resti or vuoi?
Forza è ch'io parta: accogli estremo addio.
SANCIA
Ah! se estremo lo fai,
si compia il mio destin, morir vogl'io.
IRCANO
(Fortuna, ecco il momento, or tu m'assisti.)
Regina, in labbro amante
lieve è spesso il parlar d'estremo fato.
SANCIA
A me sì parli, ingrato?... Ebben... vedrai
se il labbro... Sì... morrò...
IRCANO
Non la tua morte
fia scampo al tuo dolor; ben altro, il credi,
oprar si vuol da te.
SANCIA
Ma che fia scampo?
IRCANO
Securo.
SANCIA
Il sai?
IRCANO
Lo so.
SANCIA
Deh! parla
IRCANO
È orrendo.
SANCIA
Più del perderti forse?
IRCANO
A chi non m'ami.
SANCIA
Tutto, tutto farò; volan gl'istanti;
non m'oppriman dippiù quei dubbi tuoi:
fa' ch'io senta.
IRCANO
Tu il vuoi?
SANCIA
Sì... qual rimedio a mia funesta sorte?
IRCANO
Un solo, occulto, e certo.
SANCIA
E quale?
IRCANO
Morte.
SANCIA
Chi morir dée?
IRCANO
Chi, se restasse in vita,
me vorrà spento, anziché farti mia:
sei madre...
SANCIA
(inorridita)
Taci... Oh! ciel!
IRCANO
Vive Grazia.
SANCIA
Tu non sai di tanto orrore,
mezzo alcun trovar migliore?
IRCANO
No...
SANCIA
Sol morte?
IRCANO
Sola, e pronta.
SANCIA
Noi l'infamia coprirà.
IRCANO
Il silenzio eviti l'onta;
un veleno... ed ei morrà.
Tu paventi? Ah! no... decidi!
Mora alfin chi me discaccia:
ogni affetto in te si taccia
quando parla un vero amor.
Se più tardi tu dividi
il mio core dal tuo cor.
SANCIA
Noi divisi?... Ah! no... non basta
tal pensier... pensiero orrendo!
Più me stessa io non intendo
quando perderti dovrò!
All'ardor che mi sovrasta
come reggere potrò!
IRCANO
Mora... tremi?
SANCIA
Che?... Mia mano
a tentar?...
IRCANO
La tua...
SANCIA
Che? Ircano...
(crescendo il suo orrore)
No... non puote il mio spavento...
IRCANO
Odi come lo potrà.
Io ti lascio per brev'ora,
ei fia rege... Sancia, allora
giurerà... del
giuramento
nella tazza... ei beverà...
SANCIA
Ciel! ...
IRCANO
M'avveggo, non sei forte:
m'ami e il cor tremar ti può?...
Resta...
SANCIA
Ah! m'odi... io dar la morte?...
IRCANO
O me perdi... pensa...
SANCIA
Ah! no!
Se per te la tazza impura
renderò, che il figlio uccida,
il tacer della natura
non godrà la matricida:
quella un gemito tremendo
leverà nel punto atroce;
a te forse la sua voce,
non hai figli, non verrà.
IRCANO
Non mostrar che sei pentita
d'esser più qual fosti amante:
nostra fiamma, ch'è abborrita
ti sovvenga in questo istante.
Quel delitto, benché orrendo,
a salvarci è il sol che giova:
non ci perda, non ti mova
un'inutile pietà.
Ma già il tempo a noi s'invola,
e la via, che resta è sola...
O sarem divisi ognor.
SANCIA
Troppo chiedi, o crudo amor!
(partono)
Luogo di delizie come nell'Atto primo.
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