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Il trono sta a dritta del teatro. In mezzo si trova
un tavolino coperto da un drappo ricchissimo, su
di cui è una tazza d'oro. In fondo si vede la statua
dell'estinto marito di Sancia. Sancia esce smarrita
da una porta segreta.
SANCIA
Sola son io... Feral silenzio!...
Il core
il pie'... la man... tutta tremar mi sento!...
D'orror, di tradimento
io, ministra feroce,
compir dovrò quel sagrifizio atroce!
Quale saria la vittima?... Pel figlio...
il tosco Ircan mi die'... Non darò morte
a chi da me s'ebbe la vita... Ahi! crudo,
ahi! vil, tanto chiedevi?
Egli è securo della madre in seno,
qual suo delitto punirà il veleno?
Ah! sì... mio figlio viva...
E come? Io starmi priva
potrò d'Ircan?... Forse d'un'altra in braccio
lieto... Nero pensier m'agiti ancora?
Ah! lascia di gridar, che il figlio mora!
(si volge per partire, e vede la statua del
marito)
Ciel! Fera vista! Sei squallida imago,
e a me vieni tu stesso, o mio consorte?
Al figlio tuo la morte
qui preparar non miri...
Minacci?... Ahimè!...
T'adiri...
è ingiusto il tuo furor.
Perdona... Tu il difendi...
Me colga la sventura... Detesta la
natura l'idea di tanto orror.
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