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Pietro Salatino
Sancia di Castiglia

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  • ATTO SECONDO
    • Scena ottava. Sancia e Arcano
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Scena ottava. Sancia e Arcano

 

Detta ed Ircano che viene dalla destra, e si
ferma in fondo, indi Coro da dentro.

SANCIA
(cava un'ampolla)
Quest'era il tosco infame, ebbene, or sia
disperso al suol...
(per gittare a terra il veleno)

IRCANO
No.

SANCIA
Che?
(resta sbalordita senza vederlo)

CORO
(da dentro)
Viva Garzia!
Va'... siedi alfin sul trono,
figlio di re, fra noi:
misuri i giorni tuoi
sul nostro amore il ciel.

IRCANO
Ascolta, ingrata.

SANCIA
(accorgendosi d'Ircano)
Ahimè! tu stesso?

IRCANO
Versa
nella coppa il velen.

SANCIA
M'è figlio...

IRCANO
E tardi.

SANCIA
Va'.

IRCANO
Porgi.

SANCIA
No!

IRCANO
Sua morte a me tu devi...
(la trascina a forza presso la tazza, e strappandole a
forza il veleno, lo versa in quella)

SANCIA
Ircan... Che fai?... Deh!

IRCANO
Vedi.

SANCIA
(inorridita)
Ah! tu ricevi,
o sacro nappo, da esecrande mani
atro infernal liquore!

IRCANO
Vanne.
(s'avvia alla sinistra)

SANCIA
Sei pago, o disperato amore?
(per partire nella massima agitazione)




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