Scena nona ed ultima. Tutti
GARZIA
Madre, mi fuggi?
SANCIA
(arrestandosi)
Ah! no... (non reggo!... ei stesso!)
IRCANO
(Come oppressa restò!)
GARZIA
Qui, madre, apprendi
omai se il figlio t'ama.
Miei fidi, il ciel mi chiama
sul trono di Toledo, ascolti il cielo
or di quel soglio al piè qual è il mio voto.
Pria che il mio giuro ascenda
al Dio, che mi fa re, di tutti io bramo
ed intero il contento.
SANCIA
(Ah! ch'io mi reggo a stento!)
GARZIA
Ecco obliar vogl'io
offese, che sul labbro amor sdegnato
forse portava.
SANCIA
(Oh! ciel!)
GARZIA
Pace fra noi,
prence; madre, ad Ircano
premio d'amor concederai la mano.
(s'incamina alla tazza)
SANCIA
(Stelle!)
IRCANO
(Sancia, fa cor.)
SANCIA
(nol sente)
(Ah!)
IRCANO
(Sancia.)
TUTTI
Oh! grande!
SANCIA
(Ei muore!)
GARZIA
Or tutti intorno a me venite.
IRCANO
Signor...
(s'avvicina a Garzia)
SANCIA
(E taccio ancora?... Ah! no...)
GARZIA
M'udite.
Amor di padre al regno mio prometto.
SANCIA
(Empia madre, e tu vivi?)
GARZIA
Lo giuro, e se il mio detto
mal corrisponde al cor, questo, ch'io bevo
dalla tazza regal degli avi miei,
puro liquor mi rechi morte in seno.
(va per bere, Sancia gli strappa di mano la tazza
e ne beve il liquore)
SANCIA
No, ferma...
IRCANO
(Ohimè!)
GARZIA
Che festi?
SANCIA
Era veleno.
(gitta a terra la tazza)
TUTTI
Ah!
IRCANO
(Reo destin!)
GARZIA
Che sento!
TUTTI
Sancia infelice!
GARZIA
Madre...
TUTTI
(fuorché Ircano e Sancia)
Oh! tradimento!
SANCIA
Vanne, Ircano! Un tal delitto
ch'io compissi il ciel vietava;
solo quella, che t'amava
era degna di morir.
Regno, e vita al figlio mio
tu rapivi, ed io salvai.
Troppo, ah! barbaro t'amai,
ho punito il mio fallir.
TUTTI
Traditore!
GARZIA
Ardir cotanto!
Delle genti il dritto ha infranto:
mostro iniquo!... A morte ei vada.
(alle guardie che disarmano Ircano)
IRCANO
Mi tradi?... La sprezzo, e or voglio
quel che ignori palesar.
In quella tazza io stesso
versai liquor di morte;
se mi tradì la sorte
tu vibra in me l’acciar.
TUTTI
Crudel!... Oh! nero eccesso!
IRCANO
Sol per desio di regno
io finsi quella amar.
Sei re?... Di vita ho sdegno:
morrò.
(parte fra le guardie)
TUTTI
Va'... qual terrore!
GARZIA
Madre, quel tuo languir...
SANCIA
Ascolta, di chi muore
rammenta estremo dir.
Ah! figlio... No... non
piangere,
pace vogl'io, non pianto.
Quando verrà quest'anima
supplice a te d'accanto,
che troppo amai quel perfido
non rammentare ancora.
Il tuo perdono allora rechi la pace a me.
GARZIA
Madre, tu spiri?... Ah! sentimi,
io ti perdono adesso...
Vedilo a queste lacrime...
Credimi a questo amplesso...
Ah! voglia il ciel concedere
la pace a te morente!
TUTTI
Sancia, dal ciel clemente
scenda il perdono a te.
(cala il sipario)
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