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ERNESTO
Mi è dolce, o duca,
questa vittoria tua, non sol perch'alto
leva il tuo nome, ma perché ti reca
gioia, che dal tuo cor parea bandita.
AZZO
Gioia!... è di già sparita:
starsi meco non può.
ERNESTO
Signor di tante
ricche provincie, e glorioso, e adorno
di nuove palme e di recente onore,
a te che manca?
AZZO
Il maggior bene: amore.
È mio destino, Ernesto,
destin tremendo, che le furie sempre
d'amore io provi, e le dolcezze mai.
Tradito un giorno... e il sai,
dall'infedel Matilde, ancor tradito
da Parisina io sono.
ERNESTO
I tuoi sospetti
han perduto Matilde; or Parisina
i tuoi sospetti perderan del pari.
AZZO
Ah! dannommi Matilde a giorni amari,
è sua vendetta forse
la perpetua mia guerra. I miei timori...
deggio dirtelo, Ernesto?...
a me rivale
mi dipingon perfino il giovin
Ugo,
che orfano raccogliesti, e ch'io qui crebbi
fra i paggi miei, qual se ti fosse ei figlio.
ERNESTO
(Cielo!)
AZZO
E gli diedi esilio
dalla mia corte, e di Carra al campo
fingea spedirlo... e buon consiglio parmi...
onde all'armi avvezzarlo.
ERNESTO
Or posa han l'armi,
ei tornerà.
AZZO
Contezza
hai tu di lui?
ERNESTO
Nulla contezza.
AZZO
Audace
non fia così per riveder Ferrara
senza un mio cenno. Or vanne; e, dove incanto
tornato ei fosse, in nome mio gl'intima
che por non osi in queste mura il piede,
finché io 'l chiamo al mio cospetto io stesso.
(Azzo parte)
ERNESTO
Mi è il cenno.
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